È tutto finito

novembre 14, 2017

Leggevo che la mancata qualificazione ai mondiali costerà al paese circa dieci miliardi di euro, tra mancati introiti pubblicitari, televisivi, sociali, gastronomici, alcolici etc.

I danni veri, però, quelli morali, sono incalcolabili.

Niente adunate a casa di quello col divano più comodo o col televisore più grande, stipati in venti attorno allo schermo.

Niente momento di gloria per chi dopo quattro anni può finalmente ostentare tutta la sua conoscenza della materia. “Quello, signore e signori, si chiama Gagliardini”.

Niente momento di gloria nemmeno per la sua nemesi, quello che tra l’ilarità generale chiede “ah ma non gioca più Baggio?”.

Niente momenti frizzantini per le compagne costrette ad assistere alla partita controvoglia e che trovano negli occhi di Marchisio l’unica ragione di vita per quelle interminabili ore.

Niente sensazione di superiorità per chi ogni cinque minuti si ricorda di prendere le distanze (online e offline) da noi trogloditi che perdiamo tempo a seguire una palla inseguita da miliardari tatuati.

Niente di niente. Ci hanno tolto tutto. Ci hanno tolto la speranza di non far cagare come negli ultimi due mondiali, di esultare in compagnia rovesciando la birra sul divano di quello col divano più comodo, di trovare un Paolo Rossi, uno Schillaci, un Grosso al quale aggrapparci nella nostra romantica ricerca di eroi effimeri, di ricordare per gli anni a venire con chi eravamo, cosa stavamo facendo e che bestemmia avevamo strozzato in gola in quel preciso momento.

Per questo io ti maledico, Ventura, per averci negato tutto questo, per aver tarpato le ali alla miglior generazione di esterni offensivi di questo paese, per aver costantemente sbagliato scelte, lasciando a casa chi se lo meritava e gettando nella mischia comparse dall’aria spaesata e impaurita.

Il luogo comune sui 60 milioni di allenatori ha rotto i coglioni, ma qualsiasi mediocre giocatore di Football Manager avrebbe saputo schierare il più ovvio, quadrato e funzionale dei 4-3-3 e portarci agevolmente dove apparteniamo. Un mondiale senza l’Italia è una carbonara senza uova, una pizza senza pomodoro, una grigliata senza carne, un panino con la mortazza senza mortazza.

Che amarezza.

 

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Buongiorno signora, questo post è per lei e per chi come lei sta per essere travolto dall’abituale ondata di informazioni, articoli, servizi e reclame sui mondiali di calcio e non ha idea di come prepararsi a questo inevitabile momento.

Il calcio sta facendo di tutto per farsi detestare, in Italia, e devo dire che sta riuscendo nell’impresa di allontanare sempre più lo spettatore occasionale. Noi però siamo di un’altra squadra, siamo della squadra dei buoni, dei malati ma buoni, siamo quelli che non sono interessati agli scontri fra ultras, agli ingaggi faraonici (ma le assicuro che in Italia c’è grossa crisi anche nel calcio e i più pagati ormai vanno altrove), ai giocatori che mettono le corna alle mogli, alle mogli che lasciano giocatori per altri giocatori etc.

A noi interessano le serpentine di Hazard, gli inserimenti di testa di Schar, i miracoli di Ochoa (sempre che giochi, signora!), i dribbling di Cuadrado, i deliziosi dialoghi tra Pirlo e Verratti, Feghouli che trascina una sorprendente Algeria. Insomma, ci interessa un mondo che i media le tengono volutamente nascosto (SVEGLIAAA!!!11), perché farebbe sembrare il calcio quello che effettivamente ancora è.

Un gioco.

Anno 1990, al campetto, lei era ancora un’avvenente signora di mezza età (oggi le chiamiamo MILF), noi dei marmocchi, e facevamo che io ero Matthaus e lui era Gullit, e odiavamo Maradona perché era del Napoli. Odiavamo Maradona! Che tempi, signora. C’era una palla e giocavamo quelli con la maglia contro quelli senza la maglia, e non si poteva tirare BOMBE perché ci si faceva male e perché bisognava andare a riprendere il pallone lontanissimo. Dopo aver sudato due ore ci fermavamo perché stava per iniziare la partita, e me la ricordo bene quella partita, ottavo di finale Colombia – Camerun, partita poetica come poche, col vecchio Roger Milla (oggi dovrebbe avere oltre 60 anni, rendiamoci conto) che beffa uno scellerato Higuita trascinando i suoi ai quarti, in quella che sembrava la definitiva svolta per il calcio africano. Da allora non sarebbero più arrivati così lontano, ma non è questo il punto.

Il punto è che noi siamo ancora quei bambini. Lo so perché ci piacciono ancora le figurine, i videogiochi e le patatine. Dunque quando vediamo la palla che rotola, quando vediamo gli spalti pieni di tifosi con la faccia dipinta, quando sentiamo l’inno di Mameli e siamo in sette in salotto per la partita dell’Italia, emergono dei sentimenti che semplicemente non possono essere sconfitti. Non pretendiamo che ci capiate, non pretendiamo che ci assecondiate, non pretendiamo che vi uniate a noi.

No, tutt’altro.

Volevamo solo farle sapere che non ce ne frega niente di lei, che non ce ne frega niente di quelli che non seguono il calcio, non ce ne frega niente di quelli che odiano i mondiali. Metaforicamente parlando, sto facendo una scurreggia con il palmo della mano e sto correndo via urlando “INIZIANO I MONDIALI, *bestemmia*, OLEEEEEEE!”

60 milioni di cittì

giugno 20, 2010

Allora, se non ve ne siete accorti ci sono i mondiali, e se non ve ne siete accorti stanno succedendo delle cose molto strane. C’è questo pallone, il pallone Jabulone, che pare essere un Supertele di cuoio, e non si capisce bene se faccia davvero cagare o se i giocatori scarsi lo usino come scusa per le loro minchiate.

Fatto sta che improvvisamente il luogo comune “non ci sono più squadre materasso” si è trasformato in “le ex squadre materasso ormai te lo mettono nel culo”, o giù di lì. E vedi robe tipo il Brasile che vince di misura con gente convinta che il proprio presidente sia il figlio di dio e che non cachi e che non urini. O robe tipo la possente Inghilterra di Fabio Capello fermata sullo 0-0 dai modesti algerini.

O perfino l’Italia del tronfio Lippi che pareggia con la Nuova Zelanda, squadra composta da giocatori di serie C inglese, quindi ai miei occhi (e agli occhi del mondo) è come se avessimo pareggiato con lo Shrewsbury. Una figura di merda come non se ne vedevano da anni. Una partita imbarazzante da tutti i punti di vista: i giocatori si sono sbattuti per novanta minuti ma correvano a vuoto, non c’era mezza idea, e quando Camoranesi ha tentato un passaggio smarcante le punte si son guardate con la faccia dell’uomo delle caverne che ha appena visto il fuoco per la prima volta. E poi, sai di affrontare una squadra mediocre tecnicamente e lenta ma forte fisicamente e brava di testa. E cosa fai? Ovviamente la giochi sul piano fisico. Ovviamente continui a buttare in mezzo palloni dalla trequarti, senza pensare che, magari, contro dei bradipi sarebbe stato il caso di entrare per vie centrali. Sono le basi del mestiere, eh. Io in carriera (contando anche Football Manager) ho vinto molto più di Lippi, mi sono trovato mille volte di fronte ad avversari ostici e in casi del genere impostavo difesa alta, trequartista e passaggi diretti dei centrocampisti.

E’ chiaro che Lippi abbia come preciso obiettivo far dimenticare ai tifosi il fatto che ci ha portato a vincere la coppa quattro anni fa. Era nel mito e ha deciso di uscirne a colpi di cazzate. Come non apprezzare la modestia di quest’uomo?

Nel dettaglio. Convoca giocatori di squadre mediocri, reduci da stagioni mediocri, e lascia a casa i pochi fenomeni di questa fiacca generazione. Si è detto che non vuole primedonne, perchè vuole tenere unito il gruppo. Bene, immagino che in questo momento il gruppo sia unitissimo e felicissimo dell’assenza delle primedonne. Che poi, non chiamare Balotelli lo posso capire. Insomma, è giovane, fortissimo, ti risolve le partite con una giocata, è nel giro della formazione titolare dei MEGACAMPIONI DELLA GALASSIA ma è anche matto come un cavallo. Vuoi mettere la diligenza di Iaquinta?
E Totti? Vecchio, bollito, finito, sempre rotto. Poco importa che sia uno dei pochi in grado di sostenere da solo l’attacco e giocare di prima.
E anche Cassano, dai. Perchè chiamare Cassano? Solo perchè è l’unico che ti salta l’uomo? Solo perchè è l’unico che può smarcare un compagno solo davanti al portiere?

Ecco. Questo è il grande paradosso di Lippi. Perchè Pazzini l’ha convocato, eh. E chi ha fatto far gol a Pazzini in tutti questi anni? Chi lo ha trasformato da anatroccolo a cigno? Cassano, ovviamente. E mi immagino Lippi che studia le immagini di Pazzini e lo vede segnare: non si fa due domande? Non si chiede da dove arrivino quei palloni? Poi succede che lo piazzi in campo contro la Nuova Zelanda e sbaglia tutto lo sbagliabile. E il povero Giampaolo che vagabonda per il campo alla ricerca di mamma-papera Cassano. Dove sei, mamma? Dove sei? Ma la mamma è a casa, si è sposata la sera prima e adesso gode al pensiero che tutto il paese si stia rendendo conto di che razza di fesso sia il tizio che per anni l’ha ignorato.

Fine dello sfogo. Anzi no, un’ultimo pensiero per chi non segue il calcio per anni e poi si risveglia per i mondiali. VOI non avete il diritto di indignarvi. VOI non avete il diritto di esprimere opinioni, perchè non sapete un cazzo di calcio. VOI non vi siete guardati le qualificazioni contro Cipro o le amichevoli con le Isole Faroer. NOI sì. VOI dovete subire passivamente quello che succede e STARE ZITTI. Se si vince andate pure in piazza a festeggiare, se si perde non cominciate a dare giudizi tecnici, perchè molto probabilmente saranno cazzate e perchè molto probabilmente chi vi sta accanto starà pensando “mio dio che idiota”. Nessun riferimento ai miei odierni compagni di visione, che sono tutti molto competenti, anche Marco, nonostante difenda Lippi a prescindere. Ma gli voglio bene lo stesso. A lui. Mica a Lippi.

Dedicato alle donne.

giugno 11, 2010

Mi prendo una breve pausa dalle vicende dello stalker, che torneranno molto presto, per dedicare un post a quelle meravigliose creature note al mondo come donne. Non a tutte, eh. Solo quelle che solitamente non seguono il calcio. Quelle che lo seguono possono anche smettere di leggere, non ce l’ho con voi.

Oggi iniziano i mondiali, ovvero il calcio per donne (come suggerisce saggiamente questo geniale sito). Il calcio per uomini, quello fatto di discussioni, liti, risse verbali e non, urla di gioia e di rabbia, per quest’anno si è concluso con Javier Zanetti che alza la Coppadeicampioni. Ora tocca alla nazionale.

La nazionale attira il tifo delle donne. Non so perchè. Credo che il meccanismo sia lo stesso per cui mezza Italia si è messa a guardare la Schiavone in finale al Roland Garros quando fino al giorno prima nessuno se la cagava: ci piace festeggiare, ci piace soffrire insieme, ci piace sentirci fieri di essere italiani.

Ieri, in macchina, mi son messo a interrogare la mia signora per vedere il suo grado di preparazione (abitualmente pari a zero). Le ho chiesto se preferisce il 4-2-3-1 o il 4-3-3 come modulo per la nazionale, le ho chiesto come pensa che giocherà Montolivo come vice-Pirlo e le ho chiesto chi pensa debba giocare come prima punta tra Gilardino e Pazzini. Mi ha risposto “cos’è un modulo?” e poi mi ha detto che c’era un servizio sulla bellezza dei calciatori e c’era sto Gilardino ma a lei non piace molto.

Dunque, breve aggiornamento per le donne: in porta c’è sempre Buffon e in panchina c’è sempre Lippi. A Lippi vogliamo un po’ meno bene rispetto a quattro anni fa perchè ha lasciato a casa Cassano e Balotelli. In difesa c’è ancora Cannavaro, ma è il gemello scarso di quello di quattro anni fa. Sentirete tanti nomi nuovi in difesa: Bonucci, Chiellini, Maggio, Bocchetti etc. Non spaventatevi, è normale ricambio generazionale. Vi basti sapere che Chiellini è quello forte forte. E no, non ci sono neanche Grosso e Materazzi.

A centrocampo, che è quello vicino al cerchio in mezzo al campo, ci sono ancora Pirlo, Gattuso (ma non chiedeteci ogni due minuti perchè non gioca, la risposta è sempre la stessa: perchè è scarso), Camoranesi e De Rossi, che non è più il bambino del gruppo perchè adesso ha la barba. Poi ci sono altri tizi strani, anche un po’ bruttini, tipo Palombo, Montolivo etc.: non c’è nessuno di particolarmente forte o accattivante, potete anche ignorarli.

In attacco, ovvero la zona dove si fa gol, gli unici confermati rispetto al 2006 sono Iaquinta e quel Gilardino di cui parlavo prima. E’ abbastanza forte, ma meno degli attaccanti delle altre nazionali favorite. In fianco a lui c’è un sacco di gente mai sentita nominare prima: Di Natale, Pazzini, Pepe, Quagliarella. Non ridete, si chiama davvero così.

Preparatevi, comunque: stavolta molto probabilmente non si vince. E per favore, quando usciamo non dite “è solo un gioco”. Grazie e buon mondiale a tutte. Il fuorigioco ve lo spiego un’altra volta.