AKA “Pulizia Kontatti!!!!1!!1” (grazie Tobia)

  1. “Non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita affinché tu lo possa dire”, ma se non lo leggo è meglio. Davvero, evviva la libertà, evviva il pensiero indipendente, evviva tutto, ma ho inventato un marchingegno dal nome di provvisorio di Cheduecoglionometro ™ e quando comincia a suonare all’impazzata capisco che è giunto il momento di salutarci.
  2. “Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita”, e ci siamo ritrovati in un momento molto strano su facebook. Quando la davo via facilmente. L’amicizia. “Ehi guarda, quello l’ho visto una volta a una festa in un angolo! Diventiamo amici!”.”E quello era un mio compagno di scuola! Ci stavamo sui coglioni ma non importa! Diventiamo amici!”. Zero interazioni in nove anni. So tutto della sua vita e lui probabilmente sa tutto della mia, ma non ho mai avuto niente da dire a lui e lui non ha mai avuto niente da dire a me. Perché insistere?
  3. Oggi è il suo compleanno. Non ho voglia di fargli gli auguri. Non glieli faccio. Ma non per cattiveria, eh. E non mi considero una brutta persona per questo. Se non ci sentiamo mai, perché devo fargli gli auguri? Se lui li fa a me, mi sento a disagio. E’ come se il tizio del punto due mi dicesse “ehi, ciao. Sono sempre qui. Compari sempre nella mia timeline. Te lo ricordo. Una volta all’anno. Stammi bene. Eh eh eh eh.”. Insomma, la regola che propongo a me e a tutti voi è: cancellate dagli amici quelli a cui non volete fare gli auguri e quelli da cui non li volete ricevere. A meno che non pensiate di poterli sfruttare, prima o poi.
  4. “Ehilà! Amicone one one! Come butta fratello? Ti ricordi di quella volta che abbiamo giocato a calcetto insieme nel 2004? Quelli sì che erano dei gran bei tempi. Come eravamo giovani. Avevamo il mondo ai nostri piedi. Potevamo diventare qualsiasi cosa! Io ad esempio sono diventato assicuratore e volevo chiederti se hai mai pensato a cosa succederebbe se ti cadesse un albero in testa e rimanessi paralizzato: ecco, ho la polizza che f..”. “Rimuovi”.
  5. Mi piace avere la timeline colorata. Mi piace veramente. Un bellissimo collage di video, pensieri, emozioni, gag, battute, foto buffe con citazioni profonde. Foto buffe con citazioni profonde. Foto buffe con citazioni profonde. L’equivalente moderno di “nei libri guardo le figure”. Lo so che le bacheche dei cinquantenni (non dico quarantenni perché sono pericolosamente vicino al traguardo) sono ormai un vero e proprio meme, ma non voglio esserne complice. Non voglio contribuire alla diffusione di topolini con la testa enorme che citano Neruda circondati da stelline. Addio.
  6. “Hai visto cos’ha scritto Ciccio?”. Uhm, no. Non credevo neanche che Ciccio fosse ancora su facebook. Non credevo neanche che Ciccio postasse ancora. Sono anni che non lo leggo! “No guarda, scrive ogni giorno”. Dai, ci sarà un errore. Non ce l’avrà avuta specificamente con me. No? Non avrà voluto escludere me. Magari ha impostato una lista di persone che possono leggere i suoi aggiornamenti e si è dimenticato di aggiungermi. Eh? EH? No. Non posso accettare l’affronto. Questo lo pone a uno status superiore al mio. Devo fare qualcosa. Devo ribaltare lo status. LO CANCELLO DAGLI AMICI. Non importa se lo stimo. Non importa se mi piace come persona. Non importa se dal vivo ridiamo e scherziamo. Ora dovrà essere lui a chiedersi cos’ha fatto di male. SCACCO.
  7. “Mavaffanculo”. A volte succede, anche nelle migliori famiglie, anche nelle migliori amicizie. A volte qualcuno la spara talmente grossa che ti si gonfia la vena e via, boom, in un battibaleno la vostra lunga amicizia virtuale termina. “Eppure fino a ieri andava tutto bene. Non dava alcun segno di insofferenza. Salutava sempre”.
  8. La gag. Lei/lui vi piace. Volete farvi notare. La/lo cancellate per scherzo, in attesa di una reazione che aggiungerà pepe al vostro eccitante flirt. “Ehehehehe sciocchino” “Eheheheheheh scemetta” “Ehhehehehehe” “Eheheheheheh”. Le matte risate quando l’altra persona poi non vi ricontatta più e costringe voi a riproporre l’amicizia. Da quel momento lei/lui avrà il coltello dalla parte del manico. PER SEMPRE.
  9. Niente di personale. Eri la fidanzata/migliore amica della fidanzata/sorella della fidanzata del mio amico. Lo so, è brutto, ma vi siete lasciati e stiamo facendo le squadre. Ho passato dei momenti meravigliosi con te, ma non posso più essere tuo amico. E’ come andare in curva dell’Inter con la maglia di Ronaldo del 2010. Quella del Milan. Tante care cose.
  10. L’amicizia è a un punto morto. Lui/lei è cambiato/a. Una volta scherzavate, vi commentavate ogni cazzata, andavate in vacanza insieme, era sempre una delle prime persone a cui scrivevi quando ti frullava qualcosa per la testa, quando dovevi depositare un segreto, quando dovevi sparare una cazzata. Era un rifugio sicuro. Ma adesso non più. Le sue risposte sono fredde. Qualcosa si è rotto. Tra persone adulte, una prende il telefono e chiama l’altra, come va, come non va, come stai, ci siamo un po’ persi, che succede. Ma voi no. Voi siete su facebook e fate parte di una generazione che risolve i problemi in modo passivo/aggressivo. Ti cancello dagli amici, ma non è per sempre. Ti sto lanciando un messaggio. Un grido disperato. Sappi che lo faccio perché tengo a te. Se non me ne fregasse un cazzo, semplicemente ti inserirei nel limbo di quelli che non seguo più. E credimi, non vuoi entrare in quel posto. Non lo vuoi scoprire. Non vuoi vedere chi o cosa c’è dentro. E’ terribile.

True story

marzo 18, 2010

Ex compagno di liceo che non sento da secoli: “Ciao come va? Sono Tizio hai il numero di Tizia che l’ho appena cancellato per sbaglio?” […]

(sè, vabbè)

[…] Vedi più gli altri? Sarebbe bello trovarsi con la classe.

Io:  “Noi ci siamo già trovati l’anno scorso, eh! Abbiamo provato in tutti i modi a contattarti ma avevamo un numero vecchio […]

(questo è vero)

[…] e su Facebook non ti abbiamo trovato.

Lui: Cos’è Facebook?

Fine della storiella.

Ironia sui vecchi

febbraio 1, 2010

Anzi, sugli anziani.

L’altra notte io e mia morosa ci siamo messi a leggere tutte le fanpage di facebook legate alle abitudini degli anziani, con conseguente e inevitabile click su “diventa fan”.

Ridere degli anziani fa di noi delle persone orribili. Credo. O forse no, forse non sono gli anziani a far ridere, quanto il fatto che tutti gli anziani d’Italia facciano le stesse cose.

Per esempio gli anziani ti tirano per il gomito quando ti parlano, gli anziani sbagliano il tuo nome e prima di indovinarlo ti chiamano col nome di tuo padre, di tuo nonno, del tuo cane, di oggetti, di cantanti famosi (mia nonna un giorno mi ha chiamato Rosalino Cellamare, giuro) (scherzo), gli anziani escono a fare una passegiata quando finisce di piovere, gli anziani insultano la TV e guidano i protagonisti dei telefilm passo passo (ma questo lo fa anche la Tati, che pure non è anziana) (ma quasi), gli anziani si mettono in coda dal medico ore prima dell’orario d’apertura previsto, e in quest’ultimo caso la colpa è anche e soprattutto del medico che lascia aperta la porta.

Aaah, che bello essere giovani, poter correre, poter saltare, potersi guardare allo specchio pensando “ehi, ma lo sai che oggi mi ti farei?”, poter mangiare porcherie pensando “un giorno le pagherò tutte, intanto mi ingozzo come un’oca da foie gras“. Che bello poter ridere dei simpatici nonnini con l’arroganza di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico.

Anche se poi un giorno, al posto loro, ci saremo noi. Faccio davvero fatica ad immaginare la mia generazione da vecchia. Probabilmente ci divertiremo un casino.

Scappare dalle responsabilità non sarà più una vergogna ma un vanto, che tanto c’è chi penserà a noi giorno e notte con la segreta speranza di ottenere una briciola di eredità (ma li fregheremo: la nostra generazione spenderà tutto prima, arrivando poverissima in punto di morte).

La prospettiva di finire in casa di riposo, inoltre, ci piacerà da matti. Il problema dei vecchi di oggi è che da giovani non avevano svaghi: pensavano alla famiglia, alla patria, ai figli, al massimo una partita a briscola e a bocce ogni tanto.

Bene. Oggi noi abbiamo mille svaghi. Dai videogiochi ai giochi di ruolo, dai cofanetti dei telefilm alla musica. E ci piace condividere tutto ciò con i nostri amici. Questo significherà che quando saremo vecchi e ci metteranno in ospizio, ci faremo delle partite a D&D lunghissime, dei tornei di PES infiniti, continui dj set, maratone di Lost etc.

Inoltre avremo un sacco di privilegi dovuti al fatto che stiamo per morire: possiamo commettere crimini atroci senza finire in carcere, possiamo provare tutte le droghe del mondo che tanto ormai ci manca poco, possiamo fare viaggi lunghissimi senza che a nessuno freghi un cazzo.

Insomma, diventare vecchi sarà fighissimo e non vedo l’ora.

E sì, sopporterò anche gruppi di Facebook aperti da giovinastri irriverenti che ci deridono per i nostri modi di fare obsoleti e apparentemente incomprensibili.

La scoperta della felicità

novembre 19, 2009

L’esplosione di Facebook è stata vista da alcuni come l’evento socio-mediatico del millennio e da altri come la venuta in Terra dell’anticristo. Come sempre la verità sta nel mezzo, e gli estremismi li lasciamo a ragazzini in cerca di una loro identità. Il discorso è un altro.

Un aspetto sempre molto sottovalutato di facebook e di come abbia permesso alla gente di ricucire rapporti con gente apparentemente destinata a rimanere sepolta nei cassetti della memoria è che ha messo a confronto due categorie di persone lontane anni luce tra di loro.

Chi sa usare la rete e chi no.

La differenza tra chi da anni frequenta forum, chat, newsgroup, blog, community e via dicendo e chi muove i suoi primissimi passi nella rete “attiva” è abissale.

Sembra di essere in montagna durante le feste: da una parte i neofiti dello sci, con le gambe traballanti mentre tentano di stare in equilibrio, comicamente goffi nel seguire a spazzaneve l’istruttore, in fila indiana come paperelle dietro a mamma papera. Dall’altra parte i bulli che sfrecciano accanto a loro a 100 km/h e ripensano con un filo di malinconia a quando anche loro non erano in grado di fare due metri senza cadere.

La situazione su facebook è identica. C’è gente per cui ogni nuova pagina, ogni nuovo tasto rappresentano la conquista di un qualcosa di meraviglioso. Guardano tutto con gli occhi ingenui e pieni di speranza di un bambino, anche i dettagli più insignificanti rappresentano una scoperta unica da raccontare agli amici e poco importa che accanto a loro ci siano cento persone che sanno già tutto e che non si stupiscono più di niente, per loro è tutto stupendo.

Ma perchè questo discorso, vi chiederete. Perchè ieri, origliando durante la pausa caffè al corso, ho sentito una persona dire ad un’altra “devi vedere che figata la chat di facebook”.

Devi vedere. Che figata. La chat. Di FACEBOOK.

La chat di Facebook. La peggior chat dai tempi di quelle che implementavi nel tuo sito di Geocities (pace all’anima sua). Eppure anche per noi, all’epoca, quella era la miglior chat del mondo. Quell’istante di ingenuo entusiasmo mi ha fatto tornare in mente quando anche per me era tutto nuovo e splendente. Quando mettere la scritta “LAVORI IN CORSO” col simbolino giallo sul mio sitarello sfigato era un’impresa da raccontare a cena ai miei genitori.

E ve lo siete perso per tutti questi anni. Mentre voi al liceo buttavate il vostro tempo uscendo tutte le sere e limonando con le amiche, io già mi godevo questo spettacolo.

Poveretti.

Blogging is so 2004

novembre 3, 2009

Ma improvvisamente ne ho sentito la mancanza.

Anche perchè, a conti fatti, in tutti questi anni di rete non ho mai avuto un vero blog *mio*. Ma mio mio, intendo. Ho avuto blog in comproprietà con la mia signora, blog di wrestling coi miei amici, blog di telefilm (che si sono tramutati, nel tempo, in http://www.ifighi.net), blog di provincia su spritz.it, blog di cazzate con 5.000.000 di contatti e relativi libri (www.welovechucknorris.it).

Poi c’è Facebook, dove le “note” non se le caga nessuno perchè son troppo impegnati a mungere mucche rosa su Farmville o ad iscriversi al gruppo “no a Facebook a pagamento”.

Poi c’è Twitter, che mi diverte ma che a livello di contenuti lascia a desiderare. L’ho sentito definire in giro “una chat al rallentatore”: ecco.

Insomma, non ho mai avuto un luogo in cui potessi chiedere “ma perchè a volte la cacca si attacca al water e a volte va giù senza problemi?” o “ma i musulmani lo mangiano il cinghiale?” o addirittura “ma perchè devo iniziare tutte le domande con “ma”?”.

Dunque adesso ce l’ho. Conoscendomi potrei stufarmi domani, ma sono pronto a correre il rischio.

Mist