CONTRO

  • Polemicozzo su presepe sì – presepe no
  • Freddo, sorprendentemente
  • Predicozzo sul Natale e non è vero che siamo tutti più buoni
  • Lamentele sugli addobbi e su babbinatale penzolanti
  • Festa all’asilo nido
  • Ah vero c’è anche capodanno, è già passato un anno da quell’altra volta in cui non sapevo proprio che fare e alla fine comunque ho fatto qualcosa

PRO

  • Compio gli anni. Mi piace compiere gli anni. Rispondo a tutti gli auguri
  • Tradizionale pranzo da Gianni a Gorizia
  • Pranzi di Natale
  • Pranzi di Santo Stefano
  • Cenoni di Capodanno
  • Bambina che per la prima volta aprirà con coscienza i pacchi regalo la mattina del 25, ed è già un mese che chiede “quando arriva buonnatale?”
  • Ferie a caso
  • STAR WARS
  • STAR WARS
  • STAR WAAAAAAAAAAAAAAAAAAARSAAAAAAASGDFASGDASJDG
Annunci

Domatori di tragedie

novembre 16, 2015

Il brandizzato. Era Charlie quando eravamo tutti Charlie, era giallo quando eravamo tutti gialli, era arcobaleno quando eravamo tutti arcobalendo, è francese adesso che siamo tutti francesi. Era anche Valentino Rossi la settimana scorsa, comunque.

Il complottista
. Siamo sicuri che fossero veramente dell’ISIS? Siamo sicuri che non sia stata tutta una messa in scena? Come mai il ragazzo dell’italiana morta ha confermato la cosa solo due giorni dopo? Troppe cose non tornano. Secondo me ci stanno mentendo, niente di tutto questo esiste, e sono a posto con la coscienza.

Il benaltrista. “Sei triste per la Francia, eh? E perché non eri triste per la Nigeria? E per il Libano? E per i Curdi? E per i Giapponesi? E per Alderaan? E per i dinosauri?”. Il social network ideale del benaltrista, dunque, è composto da 1000 persone che ogni giorno, a tutte le ore, in ogni attimo libero della giornata, postano immagini di tragedie.

Il guerrafondaio. “Ammazziamoli tutti!”. Tutti chi? “I musulmani!”. Lo sta già facendo l’Isis, vuoi unirti a loro? “In che senso?”. Niente niente.

Il silenzioso poser. Quello che certe volte bisognerebbe semplicemente stare tutti in silenzio. Però lo dice. Come quando alle elementari facevamo il gioco del silenzio e uno diceva “ssshhhhhhh!”: ecco, tecnicamente quello lì aveva perso, per me, ma ci sono sempre state grandi discussioni a riguardo.

Il silenzioso autentico. Quello che sta in silenzio e basta, e di conseguenza si becca del superficiale e dell’insensibile da tutte le altre categorie.

E io? Io penso che ognuno abbia diritto a reagire a modo suo. Non mi piace pontificare dall’alto di sto cazzo su come sia giusto o sbagliato porsi di fronte ad eventi esageratamente più grandi di noi. Ogni volta che succede qualcosa del genere ho un rigurgito d’odio, e gestirlo è impegnativo, quindi da un lato capisco chi si lascia andare a proclami e dichiarazioni di guerra da tastiera, a patto di riuscire a trovare la lucidità, la voglia e la curiosità di andare più a fondo delle vicende e rendersi conto che non è mai tutto bianco o tutto nero. Questa lista non ha alcun intento polemico o critico: è un’analisi serena di quello che sto osservando in questi giorni post-apocalittici nei social network. Un’analisi che mi sento di concludere mandando affanculo le merde che hanno provocato tutto questo. Perché in mezzo a tutte queste discussioni magari perdiamo di vista quello che rimane, fino a prova contraria, il nucleo della vicenda: nessuno dovrebbe potersi permettere di spegnere una vita. Mai e per nessun motivo. Stronzi.

Una voce fuori dal coro

novembre 4, 2015

Di recente mi sono imbattuto nella storia della ragazza che, ad un colloquio di lavoro, si è rifiutata di rispondere ad una domanda sul suo stato civile e per questo è stata congedata dal proprietario dell’azienda (o chi per lui).

Dunque.

Se io devo assumere qualcuno, e io sono un privato e non un ente statale, ho il diritto di assumere chi mi pare. Puoi essere la persona più qualificata del mondo ma se arrivi al colloquio ruttando ho il diritto di non assumerti. Così come tu hai il diritto di presentarti ruttando, per carità. Libertà per tutti.

Allo stesso modo, se arrivi al colloquio e non rispondi ad una semplicissima domanda su di te ho il diritto di non assumerti. In un’azienda privata, che magari avrà 10-20 dipendenti, è giusto sapere chi si assume. E quindi è giusto che venga posta la domanda “sei sposata? Hai figli?”, che tra l’altro è una domanda che viene posta anche agli uomini, mica solo alle donne.

Vi svelo un segreto: se vi assumono, avranno bisogno di un vostro documento di identità. Documento in cui c’è scritto “Stato civile: X”. Quindi prima o poi lo dovrete dire se siete sposati o meno, e prima o poi lo dovrete dire se avete figli o meno, quindi perché far girare i coglioni a chi ti sta facendo un colloquio rifiutandoti di rispondere?

Si obietta: non è giusto che una donna venga discriminata e venga o meno assunta a seconda del proprio stato civile. Giusto. Sacrosanto. Mia moglie è andata avanti due anni a cercare lavoro e a farsi dire “grazie, le faremo sapere” da gente che non voleva assumere una ragazza di 30 anni che forse, chissà, un giorno avrebbe potuto avere figli. Ci incazzavamo quando non veniva assunta, eccome se ci incazzavamo, ma il mondo va così. I proprietari erano liberi di assumere chi volevano loro, per il principio universale “se i soldi sono miei ci faccio quello che voglio”. Inoltre capivamo il punto di vista di chi magari vive in un periodo di grosse difficoltà economiche (non a caso una delle aziende in cui ha fatto il colloquio è di recente fallita) e non può permettersi di assumere una ragazza che “rischia” di finire in maternità entro breve.
In un mondo ideale un pregiudizio del genere è ingiusto, ci mancherebbe, ma qui si parla del mondo reale.

Il tizio che ti ha fatto il colloquio era uno stronzo? Aveva la maglietta della lega? Era un cafone e ti trattava male? Insultiamolo per questo. Non insultiamolo per chi decide di assumere o non assumere.

La puttanata

settembre 22, 2015

Visualizzate.

Siete al pub con gli amici. Gli uomini come al solito fanno a gara a chi ha la coda da pavone più colorata e variopinta, ognuno interpreta il proprio personaggio, qualcuno si prende la scena, altri ascoltano ridacchiando, altri ancora armeggiano col cellulare. Le donne della tavolata stanno al gioco: ci sono quelle che ascoltano rapite, quelle che provano a prendersi a loro volta la scena, quelle annoiate, quelle che fanno finta di niente e scambiano messaggi su Whatsapp col misterioso tizio conosciuto il giorno prima.

In questo classico quadretto contemporaneo, a volte si verifica un avvenimento divertente, magico, esilarante.
Ci siamo passati tutti. Una rara e fortunata combinazione di discorsi, l’assist al bacio dell’amico, il tono giusto al momento giusto e…

… SDRANGHETE!

Eccola, è lei. LA PUTTANATA. La riconosci subito dall’inconfondibile sequenza: silenzio glaciale, sguardi perplessi, presa di coscienza collettiva, risata sguaiata, birra vomitata sul tavolo, pacche sulla spalla, momento memorabile, qualcuno lo posta tra virgolette su facebook ricevendo una vagonata di like da chi c’era e una vagonata di “boh, esticazzi?” da chi non c’era.

Più assurda, politically incorrect, grossolana, volgare, paradossale è, più successo avrà. La vera puttanata è quella che punta in alto, altrimenti che puttanata è? Si entra nella leggenda mirando alle stelle, non andando sul sicuro.

Ora immaginate, per un momento, che “mah, avrei voluto vivere nel 1942” l’avesse detto una vostra amica al pub. La conoscete, è quella più giovane del gruppo, quella che ogni tanto butta lì una puttanata distattamente, è fatta così, è il suo modo di mirare alle stelle nel campionato provinciale di puttanate acrobatiche.

“Ahahahahah ma che cazzo dici! Ma sei completamente rincoglionita?”

Tutti ridono, la cosa muore lì, quella frase diventerà uno dei grandi classici della cumpa.

Bene. Prendete quella vostra amica, mettetela in mutande, di fronte a una giuria, in diretta TV, conciata in maniera tale che mezza Italia la guardi e pensi “ma questa è un cesso” e fatele domande a bruciapelo.

È una brutta persona? È un serial killer? È una fuorilegge? È fruttariana? No, è semplicemente una ragazzina che ha sparato una puttanata. Capita. Se lo fa al pub, ci scappa la risata. Se lo fa in TV, viene seppellita da un intero paese che per giorni andrà avanti ad insultarla, a creare meme che smettono di essere divertenti dopo cinque minuti, addirittura ad augurarle di fare la stessa fine di chi in guerra ci è morto.

Calma. Le puttanate le spariamo tutti. Abbiamo semplicemente il grande vantaggio di farlo quando di fronte a noi ci sono i nostri amici e non il temibilissimo POPOLODELLARETE. È una ragazzina, magari superficialotta, ignorante, quello che volete, ma pur sempre una ragazzina. Tornate su Candy Crush e chiudiamo la vicenda per sempre, su.

1999

settembre 17, 2015

Io credo nell’esistenza delle dimensioni parallele. Credo che tutto quello che ho visto in Fringe possa potenzialmente esistere. Credo che Multiverso, lo spettacolo di improvvisazione al quale ho partecipato di recente, narri di episodi che potrebbero benissimo verificarsi nella nostra realtà.

Credo soprattutto che il mio amico Alessandro M. sia rimasto intrappolato in qualche modo nel 1999.
Qualche anno fa, sulle ali dell’entusiasmo post-nascita di Facebook, nell’era del boom delle cene di classe (“Ah ma c’è questo! E anche questo! E questa è sempre figa! E questa no! E questo stronzo non risponde!”), avevamo provato a contattarlo in mille modi: su FB non esisteva, il suo vecchio numero di telefono era morto, alcuni pare siano andati a cercarlo a casa sua e da allora nessuno ha più loro notizie.

Insomma, lo davamo per disperso ufficialmente. Fino a tre anni fa, quando mi arrivò un suo sms, come se niente fosse, come se non fossero passati 13 anni dall’ultima volta che ci eravamo parlati.

“Ehi ciao sono Alessandro. Hai il numero della S.? Ciao”

Rispondo.

“Oh, ciao, ma sei proprio M.? Ti abbiamo cercato per un sacco di tempo. Ci siamo ritrovati su Facebook e abbiamo fatto cena di classe”

“Cos’è Facebook?”

Cos’è Facebook. Cos’è Facebook. COS’E’ FACEBOOOOOOOOOK.

“Niente, una cosa di nicchia.”

“Ah ok. Oh comunque ti chiamo nei prossimi giorni”

Mancava solo che mi chiedesse “hai fatto la versione di latino?”. Inutile dirvi che da quella volta non mi ha più chiamato. Mi piace pensare che quella conversazione non sia mai esistita, nella mia realtà, ma che sia frutto di un equivoco spazio-temporale e mi sia arrivata direttamente dal 1999, anno in cui Alessandro M. si trova per qualche motivo incastrato.

Per l’eternità.

All’improvviso.

settembre 16, 2015

“Domani vado a fare la lezione di prova di una cosa che potrebbe piacerti. Vieni?”

Questa domanda me la fece Marco sei anni fa. Di anni ne avevo 29 e nel giro di pochi mesi sarei arrivato a trenta. I trent’anni, quando ancora devi raggiungerli, sono visti dal te stesso ventenne come l’inizio della fine, la morte dell’innocenza, il capolinea del divertimento, quell’età in cui sei costretto a cercare nuovi stimoli per tirare avanti e allora ti iscrivi al corso di cucina vegan, al corso di ballo latinoamericano, al corso di lingue orientali…

… al corso di improvvisazione teatrale. Sì, tra tutti i corsi da trentenni che avrei potuto scegliere era senza dubbio il più indicato a me, pensai. In particolare mi ritrovai a pensarlo subito dopo aver preso parte a quella lezione di prova, nella quale passai due ore e mezza a fare il pirla in un contesto in cui fare il pirla era considerato più o meno la normalità. Mi presentai come Mohammed, giusto per vedere l’effetto che faceva, e rimase il mio nome per tutta la lezione. Il potenziale era immenso.

“Ok, speriamo vi siate divertiti, per confermare l’iscrizione al corso diteci se preferite martedì o giovedì”.

Gulp.
Devo prendere una decisione? Adesso? Nella mia mente, erano due ore e mezza fini a sé stesse. Avrei dovuto andare e sparire, era solo un modo per riempire un anonimo lunedì sera di settembre. Guardo Marco e gli chiedo “ma tu ti iscrivi?”.

“Certo che mi iscrivo!”, come se fosse la cosa più ovvia dell’universo. E in un certo senso lo era, perché piano piano stavo iniziando a rendermi conto di come quelle due ore e mezza fini a sé stesse mi avessero rivoltato come un calzino. Questa gente è come me. Non hanno paura di fare la battuta idiota, perché è quello che sono. Non hanno paura di fare i clown di fronte agli altri, perché è quello che sono. Non hanno paura di aprirsi e lasciare che perfetti sconosciuti sbircino nel loro mondo.

“Ah beh, allora anche io”. Da allora non sono più tornato indietro e l’improvvisazione è diventata prima un aneddoto (“sai, faccio un corso di IMPROVVISAZIONETEATRALE, mica cazzi”), poi una curiosità, poi un interesse, poi una passione, poi la mia vita. Eh sì. Una cosa diventa la tua vita quando la sola idea di farne ipoteticamente a meno ti mette in agitazione. Sto per iniziare il mio sesto anno, terzo da amatore dopo i primi tre di corso base, e più vado avanti più mi rendo conto di non sapere niente, che non solo non finisci mai di imparare, ma che ogni giorno le tue certezze vengono capovolte, messe in discussione, massacrate, e non puoi far altro che lasciarle andare e abbracciare le novità. E questo cosa significa? Che non esiste il concetto di noia, nell’improvvisazione. Esiste solo un’asticella da limbo invisibile dentro di te che man mano decidi di abbassare.

Ah, se siete dalle parti di Padova e queste parole vi hanno messo in moto qualcosa, ascoltate quella vocina nascosta che vi sta suggerendo di provare. Dove? Qui!

Il teorema di Dragonball

luglio 8, 2015

Secondo il teorema di Dragonball, i problemi e le avversità della vita tenderanno a presentarsi in ordine di difficoltà crescente.

Fateci caso.

“Hahah, Goku, sono un nuovo nemico potentissimo!”
“Mica tanto. Sei meno forte di quello di ieri”

ZOT!
Eliminato subito.
Non succede mai.

Ho deciso che anche Pardemazio Scatenone quest’estate diventerà un blog frivolo e leggero, da leggere sotto l’ombrellone o al locale quando ti annoi e ti isoli dalla cumpa col tuo smartphone.
E cosa c’è di meglio di DIECI COSE ELENCATE, al giorno d’oggi?
Ecco dunque LE DIECI COSE DA NON DIRE MAI A vabbè c’è scritto nel titolo, non è che devo ripeterlo.
Mi raccomando amici seguite queste semplicissime regole per avere un grande successo con le sfitinzie.

10. Ok grazie per aver accettato di uscire con me finalmente, ma mettiamo subito in chiaro che paghi tu, io sto mettendo da parte i soldi per costruirmi un bunker antiatomico. Tu no? Peggio per te. Quando morirete tutti io sarò lì a ridere di voi e delle vostre facce di cazzo.

9. Chissà che faccia faranno i miei amici quando gli racconterò che sono andato a bere una cosa con LA CAGNA MALEDETTA. Ah non sapevi che ti chiamavamo così? No aspetta dove vai, non vuoi che ti spieghi perché? LA CAGNA MALEDETTA! Come in Boris! Vabbè.

8. Bellissimo il vestitino a fiori, è come quello di Homer nella puntata in cui diventa ciccione e non può più muoversi di casa, hai presente? Era davvero ciccionissimo, non si muoveva, si incastrava ovunque.

7. Bella serata, non trovi? Nonostante la sifilide devo dire che mi sto proprio divertendo.

6. Come sei arrivata qui? Guidando? Ahahahah ma dai. E quanti pedoni hai abbattuto? Ah no aspetta sei una di quelle impedite che girano a 30 all’ora? Pensa che venendo qui ne ho vista una che si è incastrata in curva facendo una manovra facilissima. Magari eri proprio tu!

5. Dovrei essere al mio matrimonio, speriamo nessuno se ne accorga.

4. Scusa, davvero, sono un po’ distratto. Non sei tu, eh, tu vai benissimo, è che mi comincia l’asta di fantacalcio tra mezz’ora e ci tengo molto, non vorrei fare tardi.

3. Sai, noi uomini ci dividiamo in tipi da bel culo e tipi da belle tette. Io fino ad oggi pensavo di appartenere alla prima categoria ma adesso sono un po’ combattuto. Voglio dire, mi sono trovato davvero bene con te.

2. Sto scrivendo un articolo sul mio blog, perché sai, ho un blog, è un po’ di nicchia ma spacca, dovresti leggerlo, in questo momento sono impegnato a scrivere LE DIECI COSE DA NON DIRE MAI AD UNA DONNA AL PRIMO APPUNTAMENTO e sono fermo al punto 2, quindi se non ti spiace continua pure a bere il tuo frappuccino mentre descrivo quello che sta succedendo.

1. VALAR MORGHULIS

Improvvisando

giugno 9, 2015

“Eh, ho sempre mille idee per la testa. So che potrei fare un sacco di cose ma non ho mai l’ispirazione per cominciarne seriamente una e portarla avanti. Penso di essere affascinato soprattutto dall’idea potenziale, più che dalla sua realizzazione pratica. Dunque mi nutro di queste idee e se mi chiedono cosa mi piace fare nella vita rispondo che mi piace avere idee”

“Uhm… hai provato con l’improvvisazione teatrale? Potrebbe fare al caso tuo”

CINQUE ANNI DOPO

“… e il segreto dell’improvvisazione è che non serve essere originali. Non serve pensare troppo. Anzi, non pensate e basta. E se vi viene un’idea, mettetela da parte. Vivete il momento, è mille volte più efficace.”

Sono al punto di partenza.

Le Cazzate

maggio 15, 2015

Le Cazzate sono degli strani animali che si annidano tra le dita e le labbra delle persone.
Queste subdole bestiole hanno imparato a mimetizzarsi benissimo, tant’è che spesso gli individui (che per comodità chiameremo Organismi Ospitanti) che le ospitano sono assolutamente insospettabili.
Quanto più reputate una persona intelligente e degna di stima, tanto più l’effetto sorpresa sarà forte quando vi accorgerete che un cucciolo di Cazzata ha preso vita in uno dei suoi status di facebook.

Ma come affrontarle, le Cazzate? Ecco qualche suggerimento pratico dopo anni di esperienze sul campo, sia come osservatore che, talvolta, come Organismo Ospitante. Ebbene sì. Nessuno è al sicuro.

Approccio a orologeria. Di fronte alla Cazzata rimanete stupiti e spiazzati, e la vostra reazione è alquanto fredda e neutrale. Una risatina, un commento banale, cambiate discorso. Poi, due ore dopo, mentre siete al bagno, l’illuminazione. Eccola, è lei, LA RISPOSTA DEFINITIVA. Una combinazione perfetta di quattro parole che avrebbe spento la Cazzata, disinfestato l’Organismo Ospitante e reso il mondo un posto migliore per qualche minuto. Rimpiangerete a vita di non aver avuto quell’idea al momento opportuno.

Approccio a orologeria – variante a scoppio ritardato. L’idea era talmente eccezionale che non riuscite a darvi pace, quindi dopo una settimana non resistete alla tentazione, andate a recuperare la discussione e sfoderate la RISPOSTA DEFINITIVA. Risultato: ormai la Cazzata era morta di morte naturale e fate la figura dei minchioni.

Approccio Batman. Siete perennemente a caccia di Cazzate. Dite le cose come stanno. Di fronte ad una Cazzata non avete filtro. Ne individuate una? TAAAAAC. Giù mazzate. La vostra vita sociale ormai è compromessa perché anni e anni di risposte acide, insulti, flame wars (uscirne vincitori è questione di vita o di morte) vi hanno reso degli emarginati, nessuno vi saluta più e nel giorno in cui capiterà anche a voi di ritrovarvi Organismo Ospitante troverete uno stormo di avvoltoi, vostre ex vittime, pronto a cibarsi della vostra carogna. Ma non ve ne frega, no. Perché a differenza di tutti gli altri, ogni volta che rimettete al suo posto la Cazzata vi sentite in pace con voi stessi.

Approccio Woody Allen. Dentro di voi avete un vulcano di bile sull’orlo dell’eruzione. Fuori, però, calma olimpica. Avete scelto la nobile via del sarcasmo, e di fronte alla Cazzata sfoderate tutta la vostra abilità. Purtroppo non tutti vi capiscono e anzi, spesso l’Organismo Ospitante e i suoi scagnozzi (quelli che intervengono per fare like o per esclamare “Sì! Bravo! Era ora che qualcuno ospitasse questa Cazzata!”) finiscono col deridervi, sfruttando il vantaggio della maggioranza numerica. A quel punto potete solo sperare nell’intervento di Batman.

Approccio Attila. Leggete una Cazzata? Non perdete tempo a discutere, a rispondere, a litigare. L’Organismo Ospitante è morto, non esiste più, aveva un gettone e l’ha sprecato. Lo eliminate dagli amici, non gli rivolgete più la parola quando lo incrociate per strada, ritagliate la sua faccia dalle foto, rinnegate ogni momento trascorso insieme, sputate sulle lapidi dei suoi antenati, diffamate il suo nome e quello dei suoi cari. Per l’eternità. E tutto perché aveva scritto che sulla carbonara la pancetta è meglio del guanciale.

Approccio Mavaffanculo. L’istinto è forte. Dovete farlo. Dovete rispondere. Dovete umiliare l’Organismo Ospitante. Dovete far notare a tutti la Cazzata. Iniziate a rispondere. Cancellate. Riprovate. Cancellate di nuovo. Finalmente trovate le parole giuste, scrivete trenta righe perfette, arrivate alla fine e… no. Niente. Cancellate. Rileggete la Cazzata. Pensate che più tardi dovete comprare i pannolini per vostra figlia, che dovete ancora prenotare per le vacanze, che dovete chiamare per la casa nuova e vostra moglie ve lo ricorda ogni giorno. Rileggete la Cazzata. State per scrivere di nuovo. Vi fermate. Pensate “Mavaffanculo” e passate oltre.

Qualcuno la chiama “maturità”, qualcuno la chiama “saggezza”, qualcuno dice che è normale quando cominci ad avere una certa età. Io lo chiamo “mavaffanculo”, perché è l’unica cosa che mi viene in mente di fronte a certe Cazzate. Dopo anni e anni di lotte, di insulti, di amicizie troncate con Organismi Ospitanti, ho deciso che… che… che… Mavaffanculo. Appunto.