Ode al burrito

marzo 23, 2015

Volete diventare miliardari e non sapete come? Ecco un’idea pratica e appetitosa.
Aprite un chiosco di cucina tex-mex vicino a casa mia, un food truck che vende queste cose qui:

burrito

Verrò a mangiare da voi ogni giorno e contribuirò sensibilmente a finanziare gli studi universitari dei vostri figli.
In Italia mangiamo di tutto. Non serve che mi ricordiate le qualità della nostra cucina, le conosco e le esploro con entusiasmo da anni. Siamo però particolarmente scadenti dal punto di vista del cibo da strada. Le alternative sono tre: pizza da asporto, kebab e paninazzo. Non se ne esce. Massimo rispetto per le categorie, eh, ma io voglio un burrito.

Cosa devo fare? Perché non mi volete accontentare? Nessuno riesce a riempirlo in quel modo. Nessuno si avvicina neanche lontanamente. Due aneddoti al riguardo:

1) Sherwood festival a Padova, estate 2014, baracchino multietnico che offre cibo indiano e messicano. Ok dai. Vedo esposto un burrito. Accanto c’è la scritta “taco”. Per chi non lo sapesse il taco è questo:

taco

Esatto, è come il winner taco senza winner.
Il loser taco.
No scherzo, massimo rispetto anche per lui.
Ma torniamo alla storiella.

Dato che notoriamente non amo la polemica fine a se stessa, ecco il dialogo con il proprietario:

Io: Vorrei un burrito
Lui: Non ce l’abbiamo, abbiamo il taco.
Io: L’ho visto, ma non è un taco, è un burrito.
Lui (con aria da saputello): No guarda, è un taco.
Io (con aria bitch please): Ahahaha sì certo allora facciamo che mi dai il “””””taaaco”””””

Accanto, mia moglie con l’inconfondibile faccia da “dai su ma devi proprio ogni volta ogni volta OGNI VOLTA ma in realtà è divertente lo ammetto”.

2) Ristorante Fast Food Route ’66, qualche settimana fa. Posto carino, menu accattivante, addirittura un’intera sezione dedicata ai burrito. “QUESTI SANNO IL FATTO LORO!” esclamo indossando un cilindro e un monocolo.

Purtroppo non è così: il burrito è aperto da entrambi i lati e non è tecnicamente richiudibile. Questo scatena il famoso THE CORT COPERT EFFETT: se lo mangi da una parte sgocciolano sugo e fagioli dall’altra, ritrovandoti la tortilla in mano e tutto il ripieno sul piatto.

Anche in questo caso angolo simpatia alla cassa.

Proprietario: Tutto bene?
Io: Sì dai non male, sto ancora pensando a come mangiare quei burritos HAHHAHHAHAHAHHA
Proprietario: Ehm, eh eh, eheh, eh
Io: HAAAAAHHHAHHAHHA perché non si chiudevano e mi sono sbrodolato tutto HAAAHHHHAHH
Proprietario: Uh, aahh, eheh
Io: HEH
Proprietario: heh
Io: Arrivederci, la prossima volta facciamo il groupon!

Insomma voglio un burrito, voglio che mi esploda in bocca come un petardo di felicità, voglio che quando il giovedì sera iniziano a scarseggiare le scorte della spesa il primo pensiero a casa sia “amore! è ora di BURRITO BONANZA!”

Seriamente, vi ho anche regalato un nome strafigo, non avete più scuse, apritelo ora.

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3 Risposte to “Ode al burrito”

  1. Midnighter said

    Beh, possiamo definire street food italiano le seguenti specialità: mozzarelle in carrozza, arancin* siciliani, polpette, tramezzini, fritture da passeggio (calamari in primis), panzerotti etc. etc?
    Ad ogni modo, ti devo segnalare un ottimo ristorante messicano a Marcon, se non lo conosci…

  2. […] monete da un euro fuori dai supermercati, amici con le rose nei ristoranti, oltre al business del burrito, ho un altro investimento dal sicuro avvenire da […]

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