Robbertobbaggio

novembre 18, 2013

Il passato è il più grande business del mondo. Piace a tutti. Siamo inquietati dalle incertezze sul domani e dunque pensare ad un qualcosa di saldo, ben definito, incancellabile e inattaccabile è una coperta calda con la quale avvolgerci e rimanere ranicchiati in un angolo. Dunque se ne approffittano. Loro. Le carogne. Ci fanno le serate revival, sottotitolo “siete invecchiati, merde!”. L’altro giorno sono stato ad una serata revival PRIMI ANNI 2000, che già quelle degli anni ’90 ormai son fuori moda, a quanto pare. C’è un ciclo anche per il passato, è qualcosa tipo:

Passato fase 1: recentissimo, siamo ancora traumatizzati perché ci ricordiamo ancora di quando era un futuro prossimo inquietante, dunque cerchiamo di dimenticarcelo in fretta.

Passato fase 2: un po’ meno recente, devono essere trascorsi almeno dieci anni, lasso di tempo sufficiente per dimenticare tutte le cose brutte successe in quel periodo ed omogeneizzare tutte quelle che meritano di essere ricordate. Fateci caso, sono passati oltre dieci anni dall’undici settembre: il ricordo non è più doloroso, ormai è stato promosso ad episodio vintage.

Passato fase 3: ci siamo, scatta il business! Ormai abbiamo completamente rimosso tutti gli aspetti negativi del periodo e ci ricordiamo solo le cose belle. Essere giovani era bello, come concetto, QUINDI che figata il periodo in cui siamo stati giovani.

(Giusto? SBAGLIATO. Quel periodo era anonimo. E’ inutile che fate quella faccia, qualcuno doveva dirlo prima o poi. I nostri anni ’90 erano talmente vuoti e privi di significato, ai tempi, che generarono una trasmissione condotta da Ambra chiamata “Generazione X” , che aveva come scopo chiedere ai ggiovani “che cazzo facciamo?” e la risposta era sempre “boh, e sticazzi?”. Non c’era niente in cui ci identificassimo. Adesso si guardano agli anni ’90 come il periodo del grunge, del britpop, della tecno, degli 883: all’epoca erano dettagli insignificanti. Erano una cornice. Secondo i ventenni di oggi noi trenta-trentacinquenni trascorrevamo le giornate pensando “ragazzi, che culo, stiamo vivendo la mitica era del grunge!”. No, ragazzi, noi trascorrevamo le giornate a chiederci “che cazzo facciamo?” e a risponderci “boh, e sticazzi?”. E pensavamo che la musica degli anni ’90 fosse una merda rispetto a quella dei decenni precedenti, infatti c’erano le serate revival degli anni 60-70. Fine polpettone)

Passato fase 4: non se ne può più di quell’epoca storica. Stremati dopo anni di revival in tutte le salse, decidiamo silenziosamente che degli anni ’80 ne abbiamo abbastanza, che gli anni ’70 sono stati terribili, che gli anni ’60 hanno scassato la minchia.

Passato fase 5: il periodo in cui quel passato ha scassato la minchia è ormai un ricordo. Siamo tornati alla fase 3. Tutto è nuovamente cool! Dunque gli anni ’50 e gli anni ’20 (i ’30 e i ’40 ce li scordiamo in blocco, via) coi loro capelli impomatati sono di tendenza, almeno finché non ci stuferemo di nuovo. E questa volta per sempre.

Passato fase 6: un passato troppo passato. Troppo vecchio per essere ricordato. Troppo lontano per fare tendenza. Perché mai dovrebbe fregarcene qualcosa degli anni ’10?

Ora mi riaggancio al titolo: stasera c’è Italia-Nigeria. Sono passati quasi 20 anni da Italia-Nigeria. Ero al mare, in campeggio, ed era pieno di tedeschi che non vedevano l’ora che l’Italia venisse eliminata (per punizione verranno eliminati pochi giorni dopo dalla squadra più brutta di tutti i tempi, la Bulgaria di Letchkov e Trifon Ivanov). E per poco non succede davvero. Fa un caldo folle (si gioca ad ora di pranzo a Boston in luglio, rendiamoci conto). La Nigeria segna un gol dimmerda, l’Italia di Sacchi non riesce a fare male, Robbertobbaggio pallone d’oro in carica è un fantasma, rimaniamo pure in 10 per colpa dell’espulsione più assurda della storia, che ancora oggi se ci ripensi provi MAGONE SINCERO per Gianfranco Zola. Tu, quattordicenne in delirio ormonale che è però troppo imbranato per concludere (ma sei molto amico del quattordicenne più attivo del villaggio, dunque ti accontenti della sua luce riflessa), cominci a temere il peggio: la tua unica ragione di vita, l’Italia ai mondiali, sta per svanire.

A cinque minuti dalla fine, Bruno Pizzul fa la mossa da vero fuoriclasse della cabala: estrae il coccodrillone dell’Italia e comincia a leggerlo. Qualcosa tipo “è stato un mondiale deludente, una nazionale incompiuta, penalizzata dal caldo, dagli arbitri e… GOLLLLLL“. Mi arriva una sedia su uno stinco e mi faccio un male cane, arrivo ai supplementari più stremato di Mussi, tengo duro, vinciamo, convivo con la mia chiazza viola sulla gamba per giorni.

Ecco, oggi quel dolore non me lo ricordo più. Però mi ricordo perfettamente la gioia folle per quel gol. Ecco perché il passato vince sempre.

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4 Risposte to “Robbertobbaggio”

  1. zilvio said

    Forse la Nigeria vincera’ questi famosi campionati di calcio mondiali americani.

  2. roundbarto said

    Io avevo 19 anni ed ero a studiare per l’orale della maturità nel paesino di campagna dei miei, dove c’era più quiete che in città. Il coccodrillo di Pizzul me lo ricordo benissimo, in particolare quando disse “e l’Italia si appresta a uscire dal Mondiale senza aver lasciato minimamente il segno”. Nel frattempo io sbraitavo contro Sacchi, urlando a pieni polmoni cose tipo “e da domani, TU non devi più avere niente a che fare con la MIA Nazionale” enfatizzando le parole tu e mia. E nel frattempo arrivava il gol.

    Sul polpettone, sono d’accordissimo con te, però se ci pensi il “cosa facciamo? boh e sticazzi” incarnava perfettamente l’estetica grunge e se vogliamo anche quella techno e degli 883, quindi inconsciamente vivevamo le sensazioni proprie di quella musica, oppure quella musica era espressione – inconscia o no – delle sensazioni che vivevamo. Qualcuno poi è passato anche a quelle del britpop, del tipo “però non deprimiamoci che il mondo non è così una merda come lo si dipinge”. E comunque alla nostra veneranda età possiamo fare discorsi di questo tipo sul decennio in cui eravamo teenager/ventenni, i teenager/ventenni di oggi o del decennio scorso che discorsi potranno fare, se non “cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni Zero?”?

  3. Qui si bevevano millemila birre trollando ante litteram i nigeriani davanti al mega schermo alla festa di Radio Sherwood. True Story.

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