Ruzzle

febbraio 19, 2013

L’altra sera ero a prendere le piadine al Duca di Romagna, il mio nuovo fornitore ufficiale di carboidrati. Lo consiglio vivamente e in particolare consiglio la piada di Riccardo, che sarebbe una mia invenzione e ci tengo.

Mentre aspettavo la mia ordinazione, noto che tra gli altri avventori del locale ce ne sono ben due (che apparentemente non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro) intenti a giocare a Ruzzle.

Non serve neanche la classica premessa “per chi non sapesse cos’è blablabla”, dato che tutti sanno cos’è. Passo subito al succo del discorso: ci stanno giocando TUTTI. Non avevo mai visto niente del genere, prima d’ora. Improvvisamente l’Italia è impazzita dietro a questo giochino ed è un fenomeno decisamente affascinante, e come per ogni fenomeno decisamente affascinante sento un bisogno impellente (parola da circa 350 punti, nel terzo round) di analizzarne più a fondo alcuni aspetti.

E per “aspetti” intendo VOI. Chi è il giocatore medio di Ruzzle? Perché lo fa? E’ davvero così scarso come si dice? [spoiler]sì[/spoiler]

Il provolone. La prima categoria che prenderemo in esame è, per me, quasi leggendaria. Per leggendaria intendo che mi hanno raccontato della sua esistenza ma non ho, ahimè, mai avuto modo di incontrarne uno. Alcune amiche giocatrici mi raccontano che c’è gente che ci prova con loro via chat, senza averle mai viste in faccia: hanno semplicemente visto la preda comporre “coito” (18 punti) e l’hanno preso come un invito ad agire. Parola tipo: ano, ani.

Il distratto. Ha sentito parlare di questo giochino e vuole saperne di più. Lo scarica, lo collega a Facebook, sfida un amico, viene demolito al primo round, tre giorni dopo perde 300-0 a tavolino, non lo usa mai più. Parola tipo: ai, oi, io, ei, aia.

Il volenteroso. Inizia come il distratto ma supera indenne la scoppola morale della demolizione al primo round. Riesce a trovare 10-15 parole per round durante la prima settimana di gioco. Non vince mai. Appena arriva a 20, crede che i tempi siano ormai maturi per provare a sfidarti di nuovo. Non serve che dica come va a finire. Parola tipo: ateo, atea, atee, atei.

Lo scarso. L’evoluzione del volenteroso. Un volenteroso che dopo un tot di tempo non migliora deve prendere atto di essere scarso. Una volta compiuto questo importante passo in avanti morale, lo scarso inizierà a giocare solo ed esclusivamente con una selezionata cricca di scarsi, l’equivalente ruzzlesco della partita al campetto a calcio tra amici con la panza e cinque minuti di autonomia. Parola tipo: scio, scia, scii, sciai (non si accorge che “ascia” è lì che lo aspetta. Da mesi).

Il bulletto di periferia. Dignitoso giocatore che si diverte a vincere contro gli scarsi ma che prende regolari mazzate da quelli bravi. Non essendo abituato a perdere inizia ad inventare scuse fantasiose per giustificare le sue disfatte: quando è senza audio non fa mai tanti punti, stava guidando, stava preparando da mangiare, hanno suonato il campanello, è morto il criceto. Parola tipo: canto, canta, canti (e tu lo freghi facendo 100 punti con “cantai”).

Quello bravo. Spauracchio di tutte le categorie precedenti, quello bravo si impegna seriamente e ottiene sempre le sue 45-50 parole di media. Lo riconosci perché i suoi round hanno come colonna sonora “druinn, druinn, druinnn… druinn”, e avanti così per due minuti. Le sfide contro gli altri bravi sono appassionanti ma il suo vero obiettivo è sconfiggere il fenomeno. Quando ci riesce (una volta ogni 20 partite) lo scrive nei social network, lo racconta alla mamma, lo mette nel curriculum. Parola tipo: ariose, ariosa, arioso, ariosi.

Il fenomeno. Il mostro finale. Ognuno ha il suo fenomeno personale impossibile da battere nascosto nell’armadio: ogni tot di tempo lo sfida nuovamente e vede se qualcosa è cambiato. Quello bravo si sforza e arriva a 60 parole? Il fenomeno ne fa 70. Quello bravo supera se stesso e arriva a 70? Il fenomeno ne fa 80 in scioltezza. La differenza tra lui e quello bravo, in sostanza, è che tra il terzo e il quarto “druinnn” il fenomeno non fa pause. Fun fact: ogni fenomeno ha a sua volta un fenomeno bestia nera che non riesce quasi mai a battere. Parola tipo: malmostoso, malmostosi, malmostosa, malmostose.

E infine…

Il baro. Il baro è uno scarso che non ce la fa proprio più, o un bulletto di periferia che una volta nella vita vuole battere quello bravo. Il baro ha sentito dire che esiste un programma che ti dice tutte le parole della schermata e pensa che se da un momento all’altro passa da 1000 a 5000 punti nel round finale nessuno se ne accorgerà. Come riconoscere il baro? Trova una dozzina di parole, ma valgono tutte 300 punti. Non ne trova di più perché neanche barando riesce a migliorare la sua velocità. Parola tipo: ansiolitico, pentecostale, cefalopatia.

Ah, dimenticavo. Se volete sfidarmi, “ilmist”. Purtroppo appartengo alla categoria degli scarsi, non fatemi troppo male!

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7 Risposte to “Ruzzle”

  1. mik3 said

    Mentitore, sei chiaramente “quello bravo”! (io sono lo scarso che ha preso atto e ha disinstallato tipo 3 mesi fa)

  2. rytzo said

    cacati addosso tu e la tua falsa modestia. sei quello bravo che sarebbe anche bello sfidare e perdere, se non fosse che dopo uno si immagina la tua faccia compiaciuta. hai dimenticato comunque l’altalenante, quello che quando trova lo scarso vince con uno scarto di mille o duemila punti. quando si trova davanti quello bravo, non riesce a vedere nessuna parola più complessa e sensata di arnie. e che normalmente appena appare “tempo scaduto” vede 7 parole che da sole gli triplicavano il punteggio. parola tipica “drin” da 250 punti.
    e una curiosità, ma esiste veramente qualcuno che riesce a completare gli achievement delle 30 parole in 30 secondi e andare oltre agli 80 in sky is the limit?

  3. Marco said

    Io ho appena beccato i miei primi 300-0 a tavolino causa inadempienze contrattuali di cui non ero a conoscenza. FAIL

  4. Vlao said

    Ha ha… è vero!
    Un’altra scusa da bulletto di periferia è: “ma dai… hai vinto perché stava giocando un/a mio/a amico/a!”

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