Ma come te permetti ahò.

ottobre 8, 2012

A me non piacciono gli Oasis.
Come sia nata questa antipatia neanche lo ricordo: forse è legata al fatto che in piena epoca britpop i giornali parlavano solo di loro quando in realtà c’erano settecentododici band migliori (anzi, politicamente corretto: che reputavo migliori), forse è per via della voce sguaiata di Liam, forse è a causa del fanatismo esasperato nei loro confronti che me li ha sempre fatti considerare un po’ i Vaschirossi albionici.
Poi succede che a lei (lei lei) piacciono tanto, che sono il suo gruppo preferito e cazzi e mazzi, fatto sta che li avrò visti dal vivo una mezza dozzina di volte, parecchie per un gruppo che detesto. Sia chiaro, alcuni pezzi mi piacciono pure, ma giunto a questo punto mi ricordo che NON E’ DI QUESTO CHE DOVEVO PARLARE.

Era un’introduzione gratuita e totalmente non necessaria, giusto per attirare un po’ di sputi dagli innumerevoli fanz che stanno leggendo queste righe.

E insomma andiamo a vedere il concerto al PalaDozza (location clamorosa, sottolineo) di Natalino Gallaghezzi e gli Uccelli Volanti in Alto, piccola orchestra di liscio tipica delle lande bolognesi caratterizzata da doppi sensi volgarotti e frontman piacione di una certa età che gongolare le massaie fa. Mi piazzo lì, in disparte, nel mio angolino vip tra un Cremonini e un Nongio, e osservo con lo sguardo vispo dell’Alberto Angela che è in me l’evolversi musico-sociale dell’evento.

Non è una recensione, non temete, volevo solo parlare di loro due. Ma loro due chi? Un attimo, STAI CALMO. Loro due sono due personaggi immaginari che improvvisamente hanno preso vita e forma di fianco a me. Li chiameremo Grattafascio e Furetto.

Grattafascio è un tizio alto Super Jew (su per giù) come me, che è abbastanza da renderlo un armadio agli occhi di voi nani infami. Fascio perché ad un certo punto il Gallaghezzi mi dedica una canzone al Balotelli e questo inizia a urlare “NNNEGROOOO!!! NNNEGROOOO!!!!” che è un po’ come se io (per dire) dedicassi una canzone a Marco Mazzocchi e uno urlasse “PPPELAATOOOO!!! PPELAAAAAATOOOOO!!!!”. Bravo, è pelato. Bravo, è negro. Ma è Jack, ecco chi è. Essendo i fasci gli unici esseri rimasti al mondo capaci di urlare NNNEEEGRROOOO con tono dispregiativo, allora lui è Grattafascio.

Furetto invece è tale in quanto basso meno di uno e settanta, ad occhio, e poi oh, aveva il tipico fare del furetto. Avete presente i furetti? Bfffgsfhhsghdfff? Ecco, esattamente così. Furetto portava con sè una Furettinha tascabile di 90 cm (non scherzo) che ogni tanto limonava a comando per far capire che non aveva 11 anni come tutto il resto del pubblico pensava osservandolo con quel suo capello da Justin Bieber che si è appena vomitato in testa per pettinarsi.

Informazione importantissima per capirne la particolarità: Grattafascio e Furetto sono di Roma.

Grattafascio e Furetto hanno trascorso il concerto cantando a squarciagola tutte le canzoni di Nata, delle quali conoscevano ogni parola a memoria. E fin qui tutto ok. Poi però al termine di ogni pezzo (O.G.N.I.P.E.Z.Z.O.) iniziavano a urlare “OU EI SEIS! OU EI SES!” (“Oasis”, ndr). Inizialmente pensavo non avessero ben chiaro dove si trovassero, solo in seguito mi sono accorto di come fosse UN URLO DI PROTESTA. Man mano che il concerto andava avanti, infatti, la loro acredine saliva. E saliva. Oh come saliva. Saliva ad un punto tale che Furetto, sempre gasatissimo dai pezzi, alternava i pugni al cielo in segno di giubilo alle poser-issime due dita alzate in pieno stile Liam, ma li alternava in modo talmente frenetico da sembrare un pazzo schizofrenico alle prese con due personalità in lotta tra di loro in modo selvaggio, tipo Susannah de La Torre Nera, se c’avete ‘na curtura.

Ad un certo punto il composto, caloroso ed entusiasta pubblico inizia ad intonare pezzi storici degli Oasis, verso i quali il burbero Noel (la gag del nome ha smesso di essere divertente 15 righe fa, diciamocelo) abbozza addirittura un sorriso commentando a modo suo.

Episodio 1, la gente canta “Live forever”. Noel risponde che “se è un modo per chiedergliela non funziona”. OLTRAGGIO. Furetto si riBBella: “anvedi sto pezzodemmerda. Ma nun ce sta mai uno che je sbrocca e je dice ASTRONZOVIEQQUA'”. Psicanalizzando Furetto, la sua rabbia pareva essere dovuta al fatto che Noel Gallagher è in realtà un essere umano e non un pratico juke box a pedali della Fisher Price.

Episidio 2, la gente canta “Stand by me”, uno dei pezzi che più detesto. E NOEL LA PENSA COME ME, dicendo “non è una delle mie preferite, diciamo”. SACRILEGIO. Grattafascio, dall’alto del suo zoppicante inglese, traduce a Furetto “ahò, ha appena detto DISSISSSHIT”. Furetto esplode: “SHIT E’ MMERDA! HA DETTO CHE E’ NA MMERDA! AHO’ MA COME TE PERMETTI, COJONE!” e avreste dovuto vedere i suoi occhi madidi di rabbia in quel preciso istante, vi giuro, stava per salire sul palco e MENAJE se non fosse che Furettinha gli si è infilata dentro la maglietta e l’ha costretto a desistere a colpi di solletico.

Da lì in poi un susseguirsi di insulti, gioia, bestemmie e lacrime di emozione. A fine concerto PUFF, scompaiono, e io resto lì a domandarmi se siano mai esistiti, Grattafascio e Furetto.

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5 Risposte to “Ma come te permetti ahò.”

  1. Piolo said

    Articolo fantastico

  2. Zafferonia said

    Eccerto, la casistica dello studio della psicopatologia del fan dei furono Oasis del Centro Italia annovera certe perle.
    Però sfido chiunque a non uscirsene dopo un’ora e mezza di show con un “‘Ndo vanno, se sò cantati tutto il disco, mò ce fanno quelle degli Oesisss” 😀

  3. Sei un fottuto genio! quando farai un concerto/lettura/interpretazioneteatrale/presentazioneavon/provafolletto/provadelcuoco da qualche parte verrò a vederti solo per vedere se, in mezzo al vasto pubblico, ci saranno due tizi strani dal forte accento laziale 😉

  4. […] vi avevo narrato le mirabilanti avventure di Grattafascio e Furetto, due personaggi che nelle righe di un blogger burlone diventano pure simpatici e accattivanti, ma […]

  5. […] del variopinto mondo dei TDC (Tipi Da Concerto, cos’avevate capito). Inizialmente toccò a Grattafascio e Furetto, poi fu il turno dei Menefreghisti, ora prendiamo quest’ultimo concetto, estremizziamolo, […]

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