Twitter

marzo 24, 2011

Avete mai provato a descrivere in poche parole (o in 140 caratteri) Twitter a qualcuno che non lo conosce? Non è facile. Perché Twitter è tante cose, mica una sola. E’ un microblog. E’ una chat al rallentatore. E’ l’evoluzione delle vecchie bacheche e dei vecchi guestbook.

E’ soprattutto la versione virtuale delle scuole medie. Se su Facebook ritrovi i compagni, su Twitter ritrovi le dinamiche. I gruppetti che isolano lo sfigato. Le festine private. I bigliettini sotto il banco. I bulli. I fighi che vanno in bagno a limonare. I finti sorrisi e le risatine alle spalle. Le ripicche, perché se mi rompi un pennarello io ti butto via la gomma. Una naturale tendenza al cazzeggio, alla faccia di chi cerca di insegnarti come si usa, perché questo non si fa e quello neanche.

Non ci resta altro da fare che vedere chi la popola, questa classe.

L’opinion leader.

Lo seguono in tanti. Lui ne segue pochi, perché fa chic, perché non ha tempo da perdere e perché soprattutto può permetterselo. Non diventi opinion leader a caso: devi avere delle doti innate di carisma, capacità di sintesi e di dire sempre la frase giusta al momento giusto. Devi soprattutto dare l’impressione che tutti gli altri abbiano bisogno di te mentre tu puoi benissimo fare a meno di loro.

La twitstar.

Alla twitstar non interessa essere opinion leader: troppa responsabilità. La twitstar pensa innanzitutto ad alimentare il proprio ego, cercando la frase ad effetto che lasci a bocca aperta il suo pubblico, cercando il record regionale di retweet, cercando di accrescere esponenzialmente il numero di follower / spettatori / devoti. Ci sono diversi tipi di twitstar, che possono essere racchiusi in due grandi gruppi: le twitstar buone e le twitstar cattive. I primi sono sostanzialmente delle persone socievoli che si lasciano coinvolgere dai loro piccoli fan nelle discussioni, i secondi sono sostanzialmente degli stronzetti pienamente consci e fieri di esserlo.

La figa.

La figa trascende le regole e le categorie: come nella vita reale, anche in quella virtuale basta esporre un visino grazioso e due occhi da cerbiatta per attirare le attenzioni su di sé e rendere un rincoglionito anche il più brillante degli utenti. La figa può permettersi praticamente tutto e nessuno le dirà mai niente. A parte le altre fighe, con le quali spesso dà vita a liti epocali. Esistono diverse sottocategorie di fighe: la figa di legno, l’arrizzacazzi™, la lolita e molte altre ancora che vi divertirete a scoprire.

Il morto di figa.

Il morto di figa dedica la propria esistenza su twitter alla categoria precedente. Probabilmente non ne vedrà una neanche col binocolo, ma a lui non interessa, a lui piace essere gentile, lui vive per ricevere un ❤ dalla biondina con cui fa le tre in chat a mostrare quanto è sensibile.

L’abitudinario.

Dice che si collega. Dice ciao a tutti. Dice che la vita in ufficio è noiosa. Dice che va a pranzo. Dice che mangia. Dice che va al bagno. Dice che va in pausa. Dice che i colleghi sono stronzi. Dice che va a casa. Dice che è arrivato a casa. Dice che stasera guarderà la tv. Dice che mangia. Dice che sta guardando la tv. Dice che chiude. Dice buonanotte a tutti.

Il cazzone.

Il cazzone si diverte e vuole far divertire. La sua missione è semplice: posta battute, posta immagini buffe, posta video esilaranti. Grazie al suo certosino lavoro di ricerca, accumulerai materiale che spaccerai per tuo al di fuori di Twitter raccogliendo grossi consensi. La variante “cazzone che non fa ridere” è molto triste.

Il dritto.

Sa tutto di tutto. Ha lo smartphone più moderno. Ha sempre l’ultima versione del browser, prima ancora che esca. Segue tutte le riviste online. Sa quando esce quel nuovo film. Ha sempre un link per scaricare quel nuovo disco che ti interessa. E’ fondamentale tenerne 2-3 nella propria timeline, ti fanno risparmiare un sacco di tempo.

Il multitasking.

E’ appena diventato sindaco di Stocazzo su Foursquare. Ha appena usato Shazam per scoprire Stocazzo dei The Stocazzos. Ha aggiunto Stocazzo alla sua libreria su Anobii. Sta guardando Stocazzo via Gomiso. Tutto molto interessante.

Il promoter.

Stasera venite al concerto, eh! E comprate il disco. E venite alla presentazione del libro. E al dj-set. E al torneo di pentolaccia. E alla manifestazione. E alla gara di rutti.

Lo sportivo.

Lo sportivo parla di sport (ma va?). E potrà anche parlarne benissimo, ma ci sarà sempre una parte di pubblico che quando posterà le sue opinioni sull’Open del Madagascar di golf sbatterà la testa contro il muro e inizierà a piangere.

Il fotografo.

Il fotografo comunica tramite immagini. Alcuni sono molto bravi, altri decisamente no. Ma anche loro ogni tanto ne azzeccano una, e allora si meritano un “bella! Stavolta non fa cagare, complimenti!”.

L’anima in pena.

L’emo, il poeta, l’introverso, il dark. Posta tweet criptici e misteriosi, parla del proprio tormento interiore, di quanto schifo faccia la vita e di come non sopporti il caldo. Riassumendo: due palle.

L’animale sociale.

L’animale sociale passa le giornate a rispondere alla gente, su qualsiasi argomento possibile, ripetendo mille volte le stesse cose. Nessuno l’ha mai visto postare un tweet senza almeno una @ all’interno. Durante i Follow Friday diventa insostenibile.

Lo scagnozzo.

Lo scagnozzo si affeziona ad un utente e ne segue tutti i passi. Lo retwitta, ride delle sue battute, ha un’intera collezione di suoi fav. Se qualcuno litiga con il suo eroe, gli si scaglia contro con violenza inaudita. E’ un amore puro, ingenuo ed incontaminato.

La regina di cuori.

La regina di cuori è l’ape regina degli animali sociali, e distribuisce bacini, orsetti e cuoricini a tutti. Parla con tutti ed è buona con tutti, ma i suoi tweet spesso non brillano per profondità. Conosce quindicimila diverse faccine e non ha paura di usarle. Spesso insieme. Spesso a raffica.

Il bimbominkia.

Io so chi è. Voi sapete chi è. Sappiamo tutti chi c’è. Sappiamo che sono in tanti. Sappiamo chi è, cosa dice e cosa vuole. Quindi facciamo finta di niente e passiamo alla prossima categoria.

Il fantasma.

Il fantasma posta poco o nulla. Il fantasma segue mille persone ma non è seguito da nessuno. Il fantasma retwitta tutti. E’ probabile che il fantasma sia qualcuno che trama qualcosa nell’ombra.

L’eremita.

L’eremita ha chiuso a chiave il suo account perché ha paura di qualcuno o di qualcosa. L’eremita ti followa silenziosamente e se non fai altrettanto, superando la barriera del lucchetto, ti cancella subito. L’eremita rifiuta la tua richiesta di follow perché ha sentito dire dall’amico del cugino del cognato del lattaio che vai in giro a stuprare i bambini. L’eremita ogni tanto prova ad uscire alla luce del sole ma si spaventa e dopo un po’ rientra nella sua conchiglia.

Il VIP.

Ci sono anche loro. Ci sono soprattutto loro. Twitter è quel social network dove i VIP si fanno i pompini a vicenda. Una reply dal tuo cantante preferito è l’equivalente virtuale dell’asciugamano lanciato durante il concerto. Vivono in un mondo tutto loro, vanno lasciati stare e osservati in silenzio, e non bisogna dargli da mangiare attraverso il recinto.

La divinità.

La divinità non è per forza famosissima, non è per forza seguita da 10.000 persone, non deve necessariamente postare molto, non deve necessariamente ricambiare il follow. La divinità va oltre tutte le altre categorie, e quei 200 che la seguono la idolatrano con gioia e con amore. Anzi, spesso sono talmente gelosi della loro personale divinità da cercare di limitare il più possibile la diffusione del culto. E’ loro e soltanto loro.

Il nuovo arrivato.

Lo studente che cambia scuola, entra in classe e non conosce nessuno. Butta lì la battutina per vedere se qualcuno lo caga. A volte va bene (soprattutto se è una futura Figa), altre meno. Le cose sono due: o ha del talento e allora grazie al passaparola riesce a emergere, o conosce qualcuno di già inserito che inizia a coinvolgerlo nelle discussioni con gli altri pezzi grossi. La terza alternativa è che si stufi, si cancelli e sbatta la porta borbottando “twitter è una merda”.

Il cretino.

Non servono grosse spiegazioni. Il cretino è quello che non ci arriva.

p.s.: naturalmente, si può far parte di più categorie in contemporanea. Firmato, la twitstar buona cazzona dritta animale sociale cretina scagnozza di Barto.

p.p.s.: ho dimenticato un sacco di categorie. Le aggiungerò appena mi vengono in mente.

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30 Risposte to “Twitter”

  1. heavyhorse said

    post dell’anno

  2. Elisa said

    Quadro completo e accurato. Great!

  3. mik3 said

    Abitudinario multitasking sportivo presente!

  4. ufficiostampamarche said

    un genio


    ah, sono io, la “figa promoter”!

  5. Deadmark said

    Meraviglioso. Applausi! Ho i peli che fanno la ola. Mitico Mist.

  6. Alessandra said

    Bwahahhaahaha grande!!!

  7. scrip said

    è la miglior analisi sociologica che abbia mai letto su Twitter. Concordo su tutto, soprattutto su “la festa delle medieeee”. Il fatto che tu non abbia messo degli esempi concreti, con tanto di nick, per le varie categorie fa effettivamente di te una twitstar buona 🙂

  8. PetitTuna said

    sei semplicemente marabilioso.

  9. Mist said

    Il mio ego ringrazia commosso.

  10. marco_sporte said

    Geniale!

  11. Questo è un vero e proprio manuale operativo!!!
    Fossi in te lo venderei alla Twitter, che lo mettano nelle istruzioni per l’uso.

    Veramente complimenti!

  12. Egle said

    …Infine c’è il grand’uomo – magari poi gli si trova una categoria precisa, comunque penso che “grand’uomo” si adatti, infonde epicness – che ci mette pure del suo a stilare una lista di tipici soggettoni per strappare un ghigno a gente di cui, in fin dei conti, gli frega il giusto.
    Però intanto ce lo strappa. Dico, il ghigno.
    Alla tua.

    P.s.: Prima o poi la gomma conto di ridartela.

  13. Mist said

    Ahah. Ok, perdona la lentezza. 🙂 Ma ti conosco su twitter?

  14. Egle said

    Accidenti.
    Comuque, dopo quest’ultimo smile che straborda gioia ed ectasy, mi accomiato – anche perché ‘ste replies tutte sballate sono una palla.

  15. Faith said

    Abitudinaria, anima in pena e bimbaminkia. I like it u_u

  16. davide said

    Manca secondo me qualche categoria. Tipo l’account istituzionale o aziendale, che ricorda un pò il professore delle scuole superiori che viene a parlare alla tua scuola di quanto la sua sia bella; oppure lo sporadico (di cui credo far parte io), che ogni tanto ricorda d’avere un account su twitter e guarda cosa sta succedendo, magari posta due cazzatine, followa (inutilmente) qualche nuovo utente e si dimentica di twitter per un altro paio di settimane… 🙂

  17. manca la categoria “il manipolatore”
    🙂

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