Li Immortacci

gennaio 14, 2010

Il fascino del cantante morto è innegabile. Morire ti attribuisce automaticamente uno spessore, perchè oggettivamente più di così non puoi fare per essere ricordato, niente batte la morte.

Per questo motivo Jay Reatard, da ieri, da musicista indie di nicchia diventa un Immortaccio, per dirla alla Elio, e da qui in avanti il suo mito crescerà a dismisura, più di quanto non avrebbe mai potuto fare rimanendo in vita.

Questo perchè. Perchè una carriera è un libro, una biografia in corso d’opera, e finchè non arrivi all’ultima pagina non potrai mai avere una panoramica completa degli eventi, ci sarà sempre la possibilità che accada qualcosa di significativo che cambi il corso della storia e il tuo giudizio sul personaggio in questione.

Ad esempio, se domani Keith Richards decidesse di accompagnare in tour Mariano Apicella la cosa rappresenterebbe una macchia indelebile sulla sua precedentemente impeccabile carriera.

Jay Reatard, mio coetaneo, non accompagnerà mai Apicella in tour. Jay Reatard ha improvvisamente messo la parola fine al libro della sua carriera, il cerchio si è chiuso, entra a far parte del gruppo dei Jeff Buckley, dei Matthew Jay, di quei giovani musicisti che avrebbero avuto ancora tanto da dire e che in fondo non è che vivessero chissà quale vita spericolata (perchè mi sento sporco ogni volta che uso quest’espressione? Vasco, vaffanculo), quindi ci rimani di sasso, come se fosse morto un tuo amico con cui fino a pochi minuti prima sparavi cazzate e facevi gare di rutti.

Io non ero il suo più grande fan sulla faccia della Terra, ma mi piaceva. E non ero andato a vederlo al Covo, due mesi fa, pensando “massì, vado la prossima volta”, e questo adesso mi fa incazzare.

Ciao Jay, spacca culi lassù, se c’è qualcosa.

(e no, dedicare un post a UN morto solo perchè ha scritto qualche canzoncina non toglie niente a come mi possa sentire per la tragedia di Haiti)

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Una Risposta to “Li Immortacci”

  1. pier said

    me l’ero perso, il fatto che fosse morto. io al covo c’ero, e m’era piaciuto poco. ora però mi sento in colpa. amen.

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