È tutto finito

novembre 14, 2017

Leggevo che la mancata qualificazione ai mondiali costerà al paese circa dieci miliardi di euro, tra mancati introiti pubblicitari, televisivi, sociali, gastronomici, alcolici etc.

I danni veri, però, quelli morali, sono incalcolabili.

Niente adunate a casa di quello col divano più comodo o col televisore più grande, stipati in venti attorno allo schermo.

Niente momento di gloria per chi dopo quattro anni può finalmente ostentare tutta la sua conoscenza della materia. “Quello, signore e signori, si chiama Gagliardini”.

Niente momento di gloria nemmeno per la sua nemesi, quello che tra l’ilarità generale chiede “ah ma non gioca più Baggio?”.

Niente momenti frizzantini per le compagne costrette ad assistere alla partita controvoglia e che trovano negli occhi di Marchisio l’unica ragione di vita per quelle interminabili ore.

Niente sensazione di superiorità per chi ogni cinque minuti si ricorda di prendere le distanze (online e offline) da noi trogloditi che perdiamo tempo a seguire una palla inseguita da miliardari tatuati.

Niente di niente. Ci hanno tolto tutto. Ci hanno tolto la speranza di non far cagare come negli ultimi due mondiali, di esultare in compagnia rovesciando la birra sul divano di quello col divano più comodo, di trovare un Paolo Rossi, uno Schillaci, un Grosso al quale aggrapparci nella nostra romantica ricerca di eroi effimeri, di ricordare per gli anni a venire con chi eravamo, cosa stavamo facendo e che bestemmia avevamo strozzato in gola in quel preciso momento.

Per questo io ti maledico, Ventura, per averci negato tutto questo, per aver tarpato le ali alla miglior generazione di esterni offensivi di questo paese, per aver costantemente sbagliato scelte, lasciando a casa chi se lo meritava e gettando nella mischia comparse dall’aria spaesata e impaurita.

Il luogo comune sui 60 milioni di allenatori ha rotto i coglioni, ma qualsiasi mediocre giocatore di Football Manager avrebbe saputo schierare il più ovvio, quadrato e funzionale dei 4-3-3 e portarci agevolmente dove apparteniamo. Un mondiale senza l’Italia è una carbonara senza uova, una pizza senza pomodoro, una grigliata senza carne, un panino con la mortazza senza mortazza.

Che amarezza.

 

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Pardemazia ScateNina

settembre 20, 2017

Questo è un post in prospettiva futura.

Questo è un post nato dai sensi di colpa.

Nina, volevo dirti che se il tuo papà nel corso degli anni ha scritto settemila post su tua sorella e neanche uno su di te non è colpa tua, ma della natura traballante delle piattaforme della rete e della facilità con cui le abbandoniamo per dedicarci ad altro.

Ti assicuro che ti amo alla follia, dal primo momento in cui ci siamo guardati dritti negli occhi e tu avevi la stessa espressione mia quando entro in un locale controvoglia e c’è pure musica di merda.

Non capivi granché di cosa ci facessi lì fuori, lo so, ci siamo passati tutti, e non ne siamo ancora venuti a capo. Ma c’è stato quel momento, quello scambio di sguardi, quel gavettone di magia, quello che avevo vissuto quattro anni e quattro mesi prima e che non credevo sarebbe stato possibile rivivere (INGENUO BABBEO!), ecco, quel momento dà senso a tutto.

Te l’ho mai detto che tua sorella doveva nascere il 18 ed è nata l’11 e tu dovevi nascere l’11 e sei nata il 18? Mille volte, eh? Vabbè.

Comunque dovresti vederla, lei. Non fa che ripetere a tutti che la sua sorellina Nina è bellissssssima, con un sacco di esse. Qualcuno prova a dare saggi consigli sul come comportarsi col primogenito in questi casi, come non farlo ingelosire, come farlo sentire sempre amato. Haha! Quel qualcuno chiaramente non conosce Stella e non ha idea del fatto che ben presto saremo io e la mamma a sentirci trascurati da lei. Sei sua, e non se ne esce.

Ah già, la mamma. La mamma è stata incredibile e per farti vedere la luce è passata sotto a un tir in corsa. Ricordatelo, quando un giorno le risponderai male perché non vuole che torni dopo le undici. Scusa, non volevo suonare troppo paternalista, è che davvero la mamma spacca. Spero si dica ancora “spacca” nel 2030, altrimenti correrò il rischio di suonare come quelli che oggi dicono “mitico”.

Al momento so ancora pochissimo, su di te. So che se stai frignando e ti mettono col culetto sull’acqua corrente ti rilassi e smetti di piangere. So che la gente che parla a voce alta ti infastidisce. So che un mio amico (ciao Enrico!) ha portato dei cioccolatini a te e alla mamma ma Stella se li è fregati di nascosto. Ecco, ora sai che ti deve dei gianduiotti.

Ma conto di migliorare, giorno dopo giorno, e scoprire sempre più cose sul tuo conto. Allo stesso tempo spero che tu non ne scopra tante sul mio. Cioè, qualcosa. Il giusto. Non cercare i miei post di inizio anni 2000 su usenet. Ciao!

 

 

 

 

AKA “Pulizia Kontatti!!!!1!!1” (grazie Tobia)

  1. “Non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita affinché tu lo possa dire”, ma se non lo leggo è meglio. Davvero, evviva la libertà, evviva il pensiero indipendente, evviva tutto, ma ho inventato un marchingegno dal nome di provvisorio di Cheduecoglionometro ™ e quando comincia a suonare all’impazzata capisco che è giunto il momento di salutarci.
  2. “Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita”, e ci siamo ritrovati in un momento molto strano su facebook. Quando la davo via facilmente. L’amicizia. “Ehi guarda, quello l’ho visto una volta a una festa in un angolo! Diventiamo amici!”.”E quello era un mio compagno di scuola! Ci stavamo sui coglioni ma non importa! Diventiamo amici!”. Zero interazioni in nove anni. So tutto della sua vita e lui probabilmente sa tutto della mia, ma non ho mai avuto niente da dire a lui e lui non ha mai avuto niente da dire a me. Perché insistere?
  3. Oggi è il suo compleanno. Non ho voglia di fargli gli auguri. Non glieli faccio. Ma non per cattiveria, eh. E non mi considero una brutta persona per questo. Se non ci sentiamo mai, perché devo fargli gli auguri? Se lui li fa a me, mi sento a disagio. E’ come se il tizio del punto due mi dicesse “ehi, ciao. Sono sempre qui. Compari sempre nella mia timeline. Te lo ricordo. Una volta all’anno. Stammi bene. Eh eh eh eh.”. Insomma, la regola che propongo a me e a tutti voi è: cancellate dagli amici quelli a cui non volete fare gli auguri e quelli da cui non li volete ricevere. A meno che non pensiate di poterli sfruttare, prima o poi.
  4. “Ehilà! Amicone one one! Come butta fratello? Ti ricordi di quella volta che abbiamo giocato a calcetto insieme nel 2004? Quelli sì che erano dei gran bei tempi. Come eravamo giovani. Avevamo il mondo ai nostri piedi. Potevamo diventare qualsiasi cosa! Io ad esempio sono diventato assicuratore e volevo chiederti se hai mai pensato a cosa succederebbe se ti cadesse un albero in testa e rimanessi paralizzato: ecco, ho la polizza che f..”. “Rimuovi”.
  5. Mi piace avere la timeline colorata. Mi piace veramente. Un bellissimo collage di video, pensieri, emozioni, gag, battute, foto buffe con citazioni profonde. Foto buffe con citazioni profonde. Foto buffe con citazioni profonde. L’equivalente moderno di “nei libri guardo le figure”. Lo so che le bacheche dei cinquantenni (non dico quarantenni perché sono pericolosamente vicino al traguardo) sono ormai un vero e proprio meme, ma non voglio esserne complice. Non voglio contribuire alla diffusione di topolini con la testa enorme che citano Neruda circondati da stelline. Addio.
  6. “Hai visto cos’ha scritto Ciccio?”. Uhm, no. Non credevo neanche che Ciccio fosse ancora su facebook. Non credevo neanche che Ciccio postasse ancora. Sono anni che non lo leggo! “No guarda, scrive ogni giorno”. Dai, ci sarà un errore. Non ce l’avrà avuta specificamente con me. No? Non avrà voluto escludere me. Magari ha impostato una lista di persone che possono leggere i suoi aggiornamenti e si è dimenticato di aggiungermi. Eh? EH? No. Non posso accettare l’affronto. Questo lo pone a uno status superiore al mio. Devo fare qualcosa. Devo ribaltare lo status. LO CANCELLO DAGLI AMICI. Non importa se lo stimo. Non importa se mi piace come persona. Non importa se dal vivo ridiamo e scherziamo. Ora dovrà essere lui a chiedersi cos’ha fatto di male. SCACCO.
  7. “Mavaffanculo”. A volte succede, anche nelle migliori famiglie, anche nelle migliori amicizie. A volte qualcuno la spara talmente grossa che ti si gonfia la vena e via, boom, in un battibaleno la vostra lunga amicizia virtuale termina. “Eppure fino a ieri andava tutto bene. Non dava alcun segno di insofferenza. Salutava sempre”.
  8. La gag. Lei/lui vi piace. Volete farvi notare. La/lo cancellate per scherzo, in attesa di una reazione che aggiungerà pepe al vostro eccitante flirt. “Ehehehehe sciocchino” “Eheheheheheh scemetta” “Ehhehehehehe” “Eheheheheheh”. Le matte risate quando l’altra persona poi non vi ricontatta più e costringe voi a riproporre l’amicizia. Da quel momento lei/lui avrà il coltello dalla parte del manico. PER SEMPRE.
  9. Niente di personale. Eri la fidanzata/migliore amica della fidanzata/sorella della fidanzata del mio amico. Lo so, è brutto, ma vi siete lasciati e stiamo facendo le squadre. Ho passato dei momenti meravigliosi con te, ma non posso più essere tuo amico. E’ come andare in curva dell’Inter con la maglia di Ronaldo del 2010. Quella del Milan. Tante care cose.
  10. L’amicizia è a un punto morto. Lui/lei è cambiato/a. Una volta scherzavate, vi commentavate ogni cazzata, andavate in vacanza insieme, era sempre una delle prime persone a cui scrivevi quando ti frullava qualcosa per la testa, quando dovevi depositare un segreto, quando dovevi sparare una cazzata. Era un rifugio sicuro. Ma adesso non più. Le sue risposte sono fredde. Qualcosa si è rotto. Tra persone adulte, una prende il telefono e chiama l’altra, come va, come non va, come stai, ci siamo un po’ persi, che succede. Ma voi no. Voi siete su facebook e fate parte di una generazione che risolve i problemi in modo passivo/aggressivo. Ti cancello dagli amici, ma non è per sempre. Ti sto lanciando un messaggio. Un grido disperato. Sappi che lo faccio perché tengo a te. Se non me ne fregasse un cazzo, semplicemente ti inserirei nel limbo di quelli che non seguo più. E credimi, non vuoi entrare in quel posto. Non lo vuoi scoprire. Non vuoi vedere chi o cosa c’è dentro. E’ terribile.

Disagio a raffica

marzo 14, 2017

“Ehi, è un po’ che non aggiorni il blog”

Sì lo so. Se me lo dicono per tre volte compare in automatico il post-spiegone sul perché non aggiorno il blog. Ma in fondo il non aggiornare il blog non è un po’ esso stesso il blog?

La verità è che qualsiasi argomento possa avere viene schiacciato dal peso del DISAGIO. Sì, sono vittima del DISAGIO. Sono successe cose che mi hanno fatto provare DISAGIO. Quando la gente mi delude io provo DISAGIO. E quando queste delusioni arrivano a raffica io provo DISAGIO A RAFFICA.

E quando provo DISAGIO A RAFFICA riesco a uscirne solamente mettendomi a fare/pensare/ideare cose nuove. Ma quando questo processo si ferma, perché tra il pensare e il fare c’è sempre un abisso nel quale io da oltre 36 anni ho un piccolo attico arredato dove trascorro i weekend e i ponti e all’interno del quale mi trovo perfettamente a mio agio, arriva di nuovo IL DISAGIO. Idea bellissima – attico nell’abisso – morte dell’idea. Arriverà il giorno in cui questo deleterio processo terminerà! Ho un’idea per fermarlo! E via di loop.

Non starò qui a fare l’elenco delle fonti di DISAGIO, ma volevo dire a quelli che da un mese devono ripararmi la macchina, che aspettano un pezzo che non arriva, che non si sa perché non arrivi, che il fornitore dice di aver mandato tutto, e niente ti devi tenere ancora per un po’ l’auto sostitutiva dove il tuo metro e novanta si incastra a malapena, che grazie a loro e al DISAGIO che mi hanno provocato ho aggiornato il blog dopo tre mesi, e insomma HEY, la vostra esistenza non è completamente inutile. Sorridete!

Mi sembra opportuno concludere un post pesante sul DISAGIO con una gif animata buffa. Ecco un cavallo con dei guanti gialli sulle orecchie.

Che bello Rogue One

dicembre 15, 2016

Vi avviso che qui dentro ci sono spoiler.

Un sacco di spoiler.

Non cose tipo “il cattivo col casco nero alla fine del film non muore” o “riescono a rubare i piani della Morte Nera”, spoiler veri e dolorosi per chi non avesse ancora visto il film.

D’accordo? Poi non lamentatevi.

 

Non sarà una vera e propria recensione, ma voglio limitarmi a elencare tutte le figate del film. C’è anche qualcosa che non funziona? Magari sì, ma alla fine scompare di fronte al resto.

Dunque dicevamo. Figate:

  •  La mancanza dei titoli di testa è un taglio netto col passato, graditissimo. I titoli raccontano la saga, questo è uno spin-off
  • Il casting è perfetto, l’unico che ci ha messo un po’ a convincermi è Cassian ma alla fine anche lui emerge.
  • Ecco, magari avrei voluto un po’ più Forest Whitaker
  • K2, a metà strada tra C-3PO, Marvin di Guida Galattica e il T-800 di Terminator, entra di prepotenza nella gara per il miglior droide di Star Wars. Curioso di vederlo in lingua originale.
  • Chirrut, l’orientale cieco AUTODIDATTA della forza, incapace di usarla ma tutt’uno con essa, è un personaggio geniale
  • Felicity Jones ❤
  • La quantità di chicche, easter-egg e citazioni per veri fan è infinita. Durante la visione ne avrò scovate una ventina, e chissà quante me ne saranno sfuggite.
  • A metà film, fine primo tempo, cerco su google notizie su chi è quell’attore IDENTICO a Peter Cushing che hanno trovato per interpretare Tarkin. Scopro che è LA VERSIONE DIGITALE DELL’ATTORE e mi cade la mascella a terra. Incredibile come sono stati in grado di renderlo. E beh, stesso discorso anche per la sorpresa finale. Dove può arrivare il cinema, se gli attori del passato possono essere riprodotti in modo tanto fedele? Non oso immaginare.
  • Vedere una storia di ribelli in città dall’aria mediorientale (Jedha!) che lottano per non essere spazzati via da un impero totalmente slegato dal popolo e privo di umanità riporta alla mente fatti di cronaca e attualità molto precisi. Che brividi.
  • Darth Vader. Non serve che aggiunga altro.
  • Gli imperiali sono freddi, spietati, privi di anima, e non danno peso alla ribellione, perché non può, dal loro punto di vista, rivelarsi una minaccia seria. La ribellione stessa è talmente traballante che nella riunione finale c’è gente che esclama “la ribellione è finita”, o qualcosa di simile. L’Impero viene colto completamente di sorpresa. Come può una macchina da guerra perfetta in totale controllo sulla galassia, dopotutto, temere un gruppo di sfigati?
  • Perché è questo che sono. I ribelli sono un gruppo di sfigati. Reietti, disadattati, sporchi, grezzi, asociali, scalcinati. Riassumendo, non sono mai stati carismatici come in Rogue One. Altro che il biondino pettinato di Tatooine.
  • Veniamo alla ciccia: per tre quarti il film si assesta su buoni livelli ma senza particolari picchi. Da quando arrivano sulla base imperiale in poi è forse uno dei momenti più alti di sempre di Star Wars, credo secondo soltanto al finale de L’Impero Colpisce Ancora. Mezz’ora in cui ti accorgi, piano piano, che quella gente si è imbarcata in una missione suicida. Vederli cadere uno alla volta ti stringe il cuore, e la scena finale tra Jyn e Cassian è tremenda.
  • Trovo grandiosa la scelta della spiaggia come avamposto imperiale. Dopotutto se sei in controllo di tutto l’universo perché devi piazzarti su un pianeta buio e piovoso, quando puoi piantare le tende alle Maldive? Approvo!
  • La battaglia spaziale è semplicemente DA URLO, ci sono immagini indimenticabili
  • Vengono tappati una serie di “buchi” storici di Star Wars, dalla facilità con cui esplode la prima Morte Nera al ruolo di Obi-Wan per la ribellione.
  • Il film termina ESATTAMENTE dove inizia A New Hope, o comunque pochi minuti prima. Questa è una genialata che mi ha fatto saltare sulla sedia.
  • Applausi in sala alla fine. Ho già voglia di tornare a vederlo.
  • In definitiva, se questo è quanto sono in grado di produrre con in mano l’universo di Star Wars ma senza la pressione di dover portare avanti la storia principale… ne voglio ancora. E ancora. E ancora.

Dopo aver appurato che Charlie Brooker e gli autori di Black Mirror sono assidui lettori di Pardemazio Scatenone (si veda questo post e lo si metta a confronto col primo episodio della terza stagione della nota serie) ho pensato di continuare la mia opera pro bono e di regalare loro cinque nuovi scenari distopici da tramutare in inquietanti puntate autoconclusive:

  • Lui è un popolarissimo youtuber ma ogni giorno scompare puntualmente nel nulla senza dire niente a nessuno. Si scoprirà che alle 19 è pronto a tavola e scende giù.
  • Una ragazza fissa per giorni, settimane, mesi, anni una gif animata nella speranza che a un certo punto succeda qualcosa di nuovo. Non succede. Muore.
  • Videogioco calcistico diventa talmente credibile da proporre campionati che fanno concorrenza a quelli reali. La gente si stufa di guardare il calcio vero e proprio e inizia a seguire le partite con giocatori del passato mescolati tra di loro. Nessuno fa più sport. Finale malinconico con Messi ripreso al campetto sotto casa mentre fatica a trovare il decimo per il calcetto.
  • Un appassionante viaggio nel mondo delle bufale online ci porta a scoprire che tutte le bufale online partono dalla deviata mente di un unico individuo. Ma era tutta una bufala.
  • Netflix e la realtà aumentata: finalmente sarà possibile diventare protagonisti del proprio show preferito comodamente seduti sul divano di casa. Finisce in tragedia, però, quando una famiglia gallese rimane intrappolata a Teletubbielandia.

Appuntamento al 2020, quando almeno una di queste storie sarà diventata un episodio di culto. A presto!

 

 

 

 

PAZZESCO.

Avete sentito che

 

(lo Stato/ l’ISIS/ gli USA/ Renzie/ un ministro/ un governo/ Erdogan/ un fumettista/ un medico/ un prete/ un giudice/ un calciatore/ una del Grande Fratello/ Obama/ Trump/ Hillary/ la Merkel/ gli ultras/ Putin/ la polizia/ gli immigrati/ la Apple/ Facebook/ i gay/ il Papa/ Pokemon Go/ Salvini/ il sindaco leghista di una città/ il sindago grillino di una città/ il sindaco piddino di una città/ Grillo/ Vendola/ un ex wrestler/ il paese ospitante di un grande evento sportivo/ i Marò/ Vasco Rossi/ McDonalds/ una vegana/ un complottista/ un giovane multimilionario/ Sara Tommasi)

 

ha/hanno appena

 

(ucciso una persona/ ucciso molte persone/ lanciato un’iniziativa/ lanciato una campagna pubblicitaria/ fatto qualcosa che non va/ pubblicato qualcosa di offensivo/ insultato/ pianto a un funerale/ non pianto a un funerale/ presenziato a un evento/ non presenziato a un evento/ approvato una legge/ minacciato ritorsioni/ dichiarato guerra/ mostrato le tette/ lanciato qualcosa di cancerogeno/ deviato le menti degli adolescenti/ inciso una canzone/ assistito impotente a una catastrofe naturale/ cercato pubblicità/ insultato una minoranza/ insultato una divinità/ pubblicato un libro/ proibito qualcosa)

 

???!?!?!?!?!?!?!?

 

Penso che di fronte a qualcosa del genere l’unica cosa da fare sia

 

(emigrare/ rimanere in silenzio/ andare in guerra/ chiudere i social network/ andare a figa/ ricordarsi che la vita è breve/ ignorare e far finta di niente/ leggere un bel libro/ trombare/ insultare quelli che non la pensano come me/ mostrarsi superiori spiegando a tutti come dovrebbero pensarla/ ubriacarsi/ convertirsi/ aiutarli a casa loro/ quotare un post di Mentana/ quotare una frase del Dalai Lama/ ostentare indifferenza/ postare qualcosa di ironico/ la rivoluzione!/ dormire)

Fuga dalla realtà

luglio 19, 2016

“In the year 2044, reality is an ugly place. The only time teenager Wade Watts really feels alive is when he’s jacked into the virtual utopia known as the OASIS”

Ready: Player One (solo Player One in Italia) è uno dei libri più divertenti e appassionanti che abbia letto negli ultimi anni. L’ho divorato, poi consigliato, poi ho aspettato con ansia che annunciassero chi lo avrebbe reso un blockbuster (Spielberg, per la cronaca), poi…

… poi immaginato sempre più che il futuro utopico che rappresentava non fosse poi così futuro e non fosse poi così utopico. Un mondo in cui la società reale collassa mentre quella virtuale si fa sempre più credibile e a misura d’uomo, un rifugio comodo e indolore dalle atrocità che si fanno sempre più frequenti, inquietanti, vicine.

Dai no, non ce la faccio a scrivere il pippone apocalittico. Volevo andare a parare da un’altra parte. Ovvero: contrapposizione mondo reale morte e terrorismo / mondo virtuale pikachu felice nel gioco dei Pokemon. Avete la traccia, ora MEDITATE GENTE MEDITATE che io nel mentre mi occupo di una cosa importantissima: cinque applicazioni basate sul concetto di Augmented Reality che ora che il vaso di Pandora è stato scoperchiato (sì sì lo so che c’era Ingress, ma ci siamo capiti) reputo necessari nel processo di Readyplayeronizzazione della nostra società.

5) Monopoly Go. Ci avevano provato qualche anno fa (ve lo ricordate?) ma evidentemente i tempi non erano ancora maturi e bisognava ancora capire il vero potenziale del format. Ora lo sono. Ora la Terra è pronta per essere invasa dai nostri alberghi, e quando passate per casa mia REALMENTE con la vostra automobile REALE mi dovete lasciar giù dei soldi FINTI. Pensateci, è l’anti-Pokemon Go: laddove il giochillo dei mostri vi obbliga a lunghe camminate per covare le vostre preziose uova, grazie al Monopoly tornerete tutti a chiudervi in casa, terrorizzati dal vostro flusso di capitali che diminuisce ogni volta che andate a buttare la spazzatura.

4) Tinder Go. Quante volte, in questi giorni, vi è capitato di leggere esilaranti battute sul fatto che invece di giocare coi Pokemon dovreste andare a figa? AH AH AH AH TROPPO FORTE RAGA! Beh, grazie a Tinder Go il problema è risolto. Invece delle bestioline colorate dovete collezionare le persone. Chi colleziona più volte la stessa persona ne diventa il proprietario, e ogni volta che questa accetta le avances di qualcuno su Tinder il proprietario (che chiameremo Ready Papp One) guadagnerà prestigio e soldi FINTI. Non è una prospettiva meravigliosa? Ovviamente al posto delle Palestre avremo delle Case, che nel momento in cui verranno conquistate e addobbate non saranno più aperte ma chiuse. Figata eh?

3) Pizza Go. Dimenticatevi le tessere punti. D’ora in poi ogni volta che acquisterete una pizza a domicilio dal vostro egiziano di fiducia guadagnerete PUNTI PIZZA entrando di diritto in una graduatoria mondiale di mangiatori di pizza. Ovviamente la pizza salsiccia e patate vi darà molti più PUNTI PIZZA della marinara. Pensate che meraviglia quando entrerete in una pizzeria di un’altra città e immediatamente tutti vedranno il vostro punteggio altissimo in classifica. Carisma alle stelle.

2) Risiko Go. La versione cruenta del Monopoly. Fate crescere il vostro esercito di carrarmatini viola, conquistate ventiquattro quartieri a scelta, sfidatevi con perfetti sconosciuti alla conquista di territori ancora neutrali, inscenate colpi di stato per aumentare il vostro potere e… no, fermiamoci ai territori neutrali. E ogni estate raduno mondiale in Kamchatka.

1) Star Wars Go. No dai, seriamente. Me lo sviluppate? A me piace l’idea di base, un sacco, ma mi han sempre fatto cagare i pokemon. Createmi lo stesso gioco ambientato nella galassia di Guerre Stellari e passo le giornate a spasso col cane a raccogliere droidi e spade laser. Davvero. Per favore. Eh? Dai.

 

 

 

 

I dischi

maggio 16, 2016

Oggi ho letto un articolo che potrei aver scritto io.

Ti sono vicino, fratello. Ho il sottotetto della mia nuova casa invaso da migliaia e migliaia di cd in cerca di una sistemazione, di uno scopo, di un’ispirazione. Devo convincermi che creare una (costosa) libreria a loro dedicata non sia solo un vezzo estetico ma che prima o poi tutto questo possa tornare ad essere utile nella mia vita.
Forse questa ispirazione non è altro che l’idea che mia figlia, un giorno, possa incuriosirsi e iniziare a perdersi nei ricordi del papà e della mamma, scoprendo gruppi che magari le cambieranno la vita come trent’anni prima l’avevano cambiata a noi. Forse si innamorerà di lavori che magari noi avevamo ignorato, ascoltato male, apprezzato poco.
E non sono mica pochi. Non ho quasi mai venduto dischi alle fiere perché ognuno di essi, ad un certo punto, ha avuto un significato. Anche quelli brutti. Un disco brutto è un grandissimo contenitore di aneddoti, battute, momenti appiccicati alla memoria. Merita lo stesso rispetto dei colleghi belli.

O forse non li ascolterà mai, perché sarà pur sempre un’adolescente di una generazione che ha tutto a portata di mano alla velocità della luce, e i gruppi li scoprirà sullo Spotify di turno ascoltando trenta secondi di una canzone e decidendo che quello le piace, quello no, quello così così.

E allora potrei fare come il tizio dell’articolo, eliminare i doppioni, i singoli, i demo, tutto quello che non appartiene alla ristretta cerchia dei dischi fondamentali della propria vita. Potrei fare in modo di raccogliere solo il meglio, i famigerati 100 dischi da isola deserta, e lasciarli in bella mostra in salotto come biglietto da visita.

Oppure non so. Devo essere onesto? Non è obbligatorio, è il mio blog, posso fare quello che voglio. E allora voglio essere onesto. Io tengo, terrò e non mi sbarazzerò mai dei miei 4000 cd (“Originali?” “Sì, originali”) perché mi piace dire che ho 4000 cd originali. Mi piace mostrarli. Mi piace l’effetto che fanno, visivamente. Mi piace quando incontro un mio simile e ne rimane abbagliato. Perché una libreria piena di dischi è quello che sono, e se la smantellassi cancellerei per sempre un pezzo di me che non voglio cancellare, anche se i tempi cambiano, anche se le priorità sono altre, anche se ormai preferisco farmi 100 km per uno spettacolo di improvvisazione che per un concerto.

Davvero, volete mettere?

 cdteca

(foto di repertorio di 1000 anni fa)
(non ci sono più quella libreria e due di quelle valigie)
(i dischi sono tutti negli scatoloni, e anche il cappello portabirre)
(nella foto mancava una colonna della libreria)

Anno 2050

aprile 22, 2016

Lui è Tyrion Lebowski Rossi e ha 22 anni. Come tutti i suoi amici passa le giornate steso a letto collegato cerebralmente a Facebook 3.

Il primo Facebook è il cimitero online più famoso del mondo, ci sono tutti gli anziani che commentano le morti degli altri anziani e postano fiori profumati (si possono collezionare, ci sono diversi livelli di rarità) sulle loro bacheche, tra un recupero di una serie TV e una lacrima sull’ennesimo “guarda cosa stavi facendo 40 anni fa!”.

Facebook 2 è stato un fallimento, perché non ha saputo cavalcare l’onda dei nuovi social network che avevano introdotto il tasto “scopiamo” risolvendo un problema che l’uomo si portava dietro da milioni di anni.

Facebook 3, grazie ai progressi della tecnologia, ha aggiunto la possibilità di condividere i propri sogni, e con un semplice like è possibile partecipare in multiplayer alle fantasie degli altri.

Nessuno esce più di casa.

Tyrion Lebowski Rossi ha appena appreso una notizia sconvolgente e la comunica a Ermione Scaltenigo, la sua trombamica mentale del cuore, che non ha mai incontrato in vita sua.

“Hai sentito chi è morto?”

“Chi?”

“Etrurio Manfredonia”

“ETRURIO MANFREDONIA? NOOOOO! Era uno dei più grandi cacatori di cazzo della rete!”

Tyrion e Ermione si muovono e decidono di organizzare una veglia con i loro contatti in memoria del leggendario internauta.

“RIP Etrurio. Quella volta che hai cacato il cazzo quando è morto il mago Silvan, nel 2025, la ricordo ancora come una delle più grandi cacate di cazzo di tutti i tempi”

Cordoglio ovunque. La gente posta le sue migliori cacate di cazzo a ripetizione, anche chi non aveva mai sentito parlare prima di lui se non dai messaggi condivisi distrattamente da altri utenti nel corso degli anni.

Ironman Martini, a quel punto, non ne può più.

“Adesso improvvisamente siete tutti fan di Etrurio Manfredonia. Quanti di voi si erano fatti cacare il cazzo da lui di persona? Eh? Tutti a condividere le sue cacate di cazzo storiche, e domani vi sarete già dimenticati di lui e passerete a rimpiangere il prossimo cacatore di cazzo di inizio secolo che muore”.

Tyrion scuote la testa. “Poveretto”, dice a Ermione. “Che ne sa Ironman Martini di quella volta che Etrurio in persona ha commentato il post di mio padre quando è morto Justin Bieber nel 2034”

“RIP Justin Bieber, insegna agli angeli cos’è la vera musica. Me lo ricordo ancora come se fosse ieri.”

“E la risposta di Etrurio? Una leggenda, cazzo. Una leggenda vera”.

“Justin Bieber? LOL! Io c’ero quando era solo un ragazzetto detestato da tutti, facile rimpiangerlo adesso. Sfigati”

“Classico stile di Etrurio. Impareggiabile”

“RIP Etrurio”

“Ma che ne sa Ironman Martini”

“Ma che ne sa”

*  Tyrion ha condiviso una fantasia con te

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