Ready Player One

aprile 3, 2018

Anni fa lessi un libro. Anzi, lo divorai. Seicentotrenta pagine di una storia semplice ma irresistibile, che manteneva tutte le caratteristiche narrative anni ’80 (eroe che nasce povero e sfigato e diventa famoso e potente, una caccia al tesoro globale, centinaia di situazioni accattivanti in cui immedesimarsi, sfide decisive per la trama risolte a colpi di joystick in vecchi coin-op…) per creare il racconto definitivo sulla cultura pop degli anni ’80.

Era una storia a tratti ingenua (non accetterò mai i tuoi mille milioni di miliardi, piuttosto la morte!) ma efficace, capace di dipingere uno scenario apocalittico nel quale uscire di casa e relazionarsi era ormai diventata una pratica priva di significato, se tutto quello che potevi avere era all’interno di OASIS, una versione riveduta e corretta di Second Life in cui tramite una realtà virtuale ormai potenziata a dismisura era possibile vivere, studiare e lavorare all’interno della simulazione di infinite galassie.

Chi poteva curarne la trasposizione cinematografica, se non Steven Spielberg? Una storia sugli anni ’80 presa in mano dal più importante e popolare regista degli anni ’80 (e ’90, allarghiamo). Il problema, per chi aveva letto e amato il libro, era ovvio: rendere appassionanti per il grande pubblico cinematografico le infinite partite a videogiochi di Parzival sarebbe stata un’impresa difficilissima. Senza contare che lui, per il 90% del libro, è completamente SOLO. Asociale, sfigato, brutto, sovrappeso, con tendenze suicide, un segaiolo che si prende una cotta virtuale per una persona mai vista prima: come renderlo interessante, a livello visivo?

Cambiando TUTTO.

Partiamo da una premessa: ho visto il film due volte e mi sono divertito. È uno spettacolo incredibile, a livello visivo. Sono uscito dalla sala felice e NE VOLEVO ANCORA.

Il problema è che avrebbero potuto anche cambiargli il titolo, visto che la storia, la morale di fondo e perfino le caratteristiche dei personaggi cambiano radicalmente. È come se avessero mantenuto una serie di elementi sparsi e li avessero incollati qua e là in un racconto totalmente diverso.

Vi avviso, da qui in avanti ci sono spoiler grossi come una casa.

In certi casi è sensato: nel film, la ricerca della prima e della seconda chiave hanno una spettacolarità e un effetto visivo che le controparti cartacee non avrebbero raggiunto, sul grande schermo. Da una parte abbiamo una partita a Joust tra due personaggi all’interno di una grotta chini su un videogioco, dall’altra una megacorsa globale a Manhattan in mezzo a King Kong e T-Rex… non c’è storia. E che dire della scena all’interno dell’Overlook Hotel? Da bave.

Ma a parte questi dettagli, la differenza più forte è il messaggio di base. Da una parte abbiamo un libro in cui solo alla fine ci si accorge (forzatamente) di come il gioco di squadra sia importante: nella storia appare chiaro come il mondo reale sia ormai invivibile e dunque la fuga dalla realtà non sia uno sfizio ma una necessità. Dall’altra abbiamo un film dove il disagio è solo accennato, la gente gira per strada tranquillamente, ci sono solo un po’ di graffiti in più in giro e pure la baraccopoli sembra tranquilla e vivibile. Per dire, lo stesso Spielberg aveva reso meglio questa idea di società sull’orlo del baratro in A.I. Un esempio su tutti: al termine del film, Wade dichiara di voler “chiudere Oasis il martedì e il giovedì”… MA DOVE? Sembra un’idea uscita dalla bocca di mio padre quando pensava a modi per punirmi/motivarmi ai tempi delle medie. È totalmente fuori personaggio ed è il classico tipo di morale che ti aspetteresti da una persona fuori dal tempo che non ha ancora accettato completamente i videogiochi nel suo mondo.

E le differenze pesanti non finiscono qui.

Nel libro, Art3mis è una grandissima stronza, che la fa annusare a Parzival e poi smette di cagarlo per mesi, e quando si ritrovano continua a comportarsi da grandissima stronza con lui, al punto che speri più volte che lui le dia il benservito in quello che a conti fatti è un limite di scrittura di Ernest Cline. L’impressione è che Wade Watts /Parzival sia un personaggio autobiografico, e che dunque l’autore stesso fatichi a dare profondità a una specie che un prototipo di nerd come lui non ha mai compreso davvero: le donne. Nel film il discorso cambia: lei è dolce, sveglia, comprensiva, e ruba addirittura all’eroe quella che nel libro è la sua scena da Indiana Jones / Neo / Jason Bourne nella vita reale: il trionfale furto di informazioni nella tana del nemico.

Nelle seicentotrenta pagine di libro si incontrano dal vivo a pagina 600 e rotte, mentre nel film l’incontro avviene esattamente a metà. Nel libro lei è asociale e agorafobica come Wade, nel film scopriamo che nella vita reale è a capo di una fantomatica “resistenza” che combatte i cattivi della IOI in prima persona. Insomma, le hanno tolto qualsiasi aspetto sociopatico e l’hanno trasformata in Angelina Jolie in Hackers.

E potrei andare avanti parlando di personaggi chiave che da una parte muoiono e dall’altra no, di anonime comparse che diventano essenziali per la trama (I-Rok), di gente che abita a migliaia di km di distanza e che scopre di potersi vedere pochi minuti dopo aver ricevuto un sms…

… ma non lo farò. Insomma, il film è godibile. Anzi, è davvero figo. E penso che se non avessi letto il libro starei impazzendo di felicità. Il problema è che l’ho letto e riletto, l’ultima volta lo scorso weekend dopo la visione del film, e questo ha fatto emergere tutta una serie di difetti che durante la prima visione in sala avevo ignorato.

Al momento gli darei un 7 pieno, pur con tutti i dubbi del caso (il seguito sarà cartaceo o cinematografico? E il seguito cartaceo terrà conto delle “novità”? E quello cinematografico prenderà una stadia completamente diversa? E Daito?). Andate a vederlo e, soprattutto se non avete mai letto il libro, lo amerete. Sono sicuro che diventerà un film importante, un ponte tra due generazioni, e metterà d’accordo sia chi si nutre di nostalgia e sbrodolerà di fronte alle centinaia di riferimenti più o meno nascosti, sia chi si entusiasma per youtuber, stream di partite di videogiochi e storie d’amore tra adolescenti imbranati.

 

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The shape of water

marzo 7, 2018

“Pronto?”

“Buongiorno, domani sarà nella sua zona un nostro rappresentante per una dimostrazione gratuita del nostro depuratore d’acqua, con installazione gratuita per questo mese, le interessa?”

“Boh, sì, vediamo di che si tratta. Mi dice il nome della vostra azienda?”

“Acquatech.”

(cerco su internet, non trovo niente)


 

“Buonasera, entri pure”

“Salve, dunque, tutte le acque che bevete in casa sono velenose, quella di rubinetto non ne parliamo, grazie al nostro depuratore vi salveremo la vita”

“Oh grazie, che gentile da parte sua, ho sentito che l’installazione è gratuita”

“Sì, è gratuita a parte un contributo iniziale di 99 euro e l’acquisto del rubinetto nuovo per sostituire quello che avete già montato”

“Uhm. Ok, e per quanto riguarda i costi di manutenzione?”

“330 euro l’anno per 10 anni, da pagare in anticipo, cash o finanziamento”

“Apperò, Come mai tutto in anticipo?”

“Non sarà il vostro caso, ma è per evitare il rischio che la gente installi il depuratore e poi non ci apra più”

“Ah, dunque non ha nulla a che fare con il fatto che il nome presente sul foglio fotocopiato che mi sta mostrando (manco un depliant!) non corrisponda a quello comunicatomi dalla centralinista, che cercando il vostro attuale nome (Acqualine) non solo non compaia un sito web, ma nemmeno un riferimento legato all’indirizzo scritto qui in basso, e nell’intera rete non sia presente neanche una volta il vostro indirizzo mail?”

“Beh insomma mi faccia sapere entro lunedì se le interessa, mi chiami pure”

“Assolutamente, lo farò senz’altro”

 

Lo spam, quello bello

febbraio 6, 2018

Buongiorno Mi fa immensamente essere gradito fare la conoscenza meglio. Per me il familiaritа fra uomo e dama dev’essere quello di un completamento della coppia. Ci deve essere, una legame fisica e spirituale. Se uomo ha un lavoro che pu? far fronte economicamente alla famiglia, la dama si pu? dedicare alla casa, renderla calda, accogliente, come il nido della famiglia e se anche la dama vuole lavorare, entrambi dovrebbero occuparsi della casa. Sia la dama sia uomo devono cercare di sentire l’un l’altro, cercare insieme la massima soddisfazione nello stare insieme, nel cibo, nel divertimento (viaggi, ballo, film, visite di mostre, musei, mare, montagna …) nello sport, nel sesso, molto importante per l’unione della coppia, con gli amici ecc. ? molto importante fare in modo che gli interessi dell uomo coincidano anche con gli interessi della dama. Soprattutto, quando siamo insieme, dobbiamo dimenticarci degli eventuali problemi, essere felici per rendere felice anche l’altro. Quando uno di noi ha bisogno, qualunque sia il problema, l’altro deve appoggiare, nella convinzione di superare insieme tutte le difficolt? della vita, per continuare ad essere felici. Ricordati che i primi costruttori della nostra felicit? siamo noi stessi!!! E non ? una frase stupida; te lo spiegher?, ricordamelo, quando saremo insieme. Ed io dico: “lasciamoci andare a questo destino”!!! Io ho fiducia in te, ma soprattutto un rapporto d’amore con un uomo, una famiglia da poter elargire tanto affetto, del quale credo tu ne abbia moltissimo. Ho veramente bisogno trova la mia altra metа ! Io tengo giornalmente pulita la casa, specialmente i letti, la cucina i bagni. A me piacciono molto i fiori, soprattutto le rose. se vuoi creare una relazione seria e forte. puoi scrivermi la mia e-mail valentynaragazza@vividspices.eu Valentyna.  

È tutto finito

novembre 14, 2017

Leggevo che la mancata qualificazione ai mondiali costerà al paese circa dieci miliardi di euro, tra mancati introiti pubblicitari, televisivi, sociali, gastronomici, alcolici etc.

I danni veri, però, quelli morali, sono incalcolabili.

Niente adunate a casa di quello col divano più comodo o col televisore più grande, stipati in venti attorno allo schermo.

Niente momento di gloria per chi dopo quattro anni può finalmente ostentare tutta la sua conoscenza della materia. “Quello, signore e signori, si chiama Gagliardini”.

Niente momento di gloria nemmeno per la sua nemesi, quello che tra l’ilarità generale chiede “ah ma non gioca più Baggio?”.

Niente momenti frizzantini per le compagne costrette ad assistere alla partita controvoglia e che trovano negli occhi di Marchisio l’unica ragione di vita per quelle interminabili ore.

Niente sensazione di superiorità per chi ogni cinque minuti si ricorda di prendere le distanze (online e offline) da noi trogloditi che perdiamo tempo a seguire una palla inseguita da miliardari tatuati.

Niente di niente. Ci hanno tolto tutto. Ci hanno tolto la speranza di non far cagare come negli ultimi due mondiali, di esultare in compagnia rovesciando la birra sul divano di quello col divano più comodo, di trovare un Paolo Rossi, uno Schillaci, un Grosso al quale aggrapparci nella nostra romantica ricerca di eroi effimeri, di ricordare per gli anni a venire con chi eravamo, cosa stavamo facendo e che bestemmia avevamo strozzato in gola in quel preciso momento.

Per questo io ti maledico, Ventura, per averci negato tutto questo, per aver tarpato le ali alla miglior generazione di esterni offensivi di questo paese, per aver costantemente sbagliato scelte, lasciando a casa chi se lo meritava e gettando nella mischia comparse dall’aria spaesata e impaurita.

Il luogo comune sui 60 milioni di allenatori ha rotto i coglioni, ma qualsiasi mediocre giocatore di Football Manager avrebbe saputo schierare il più ovvio, quadrato e funzionale dei 4-3-3 e portarci agevolmente dove apparteniamo. Un mondiale senza l’Italia è una carbonara senza uova, una pizza senza pomodoro, una grigliata senza carne, un panino con la mortazza senza mortazza.

Che amarezza.

 

Pardemazia ScateNina

settembre 20, 2017

Questo è un post in prospettiva futura.

Questo è un post nato dai sensi di colpa.

Nina, volevo dirti che se il tuo papà nel corso degli anni ha scritto settemila post su tua sorella e neanche uno su di te non è colpa tua, ma della natura traballante delle piattaforme della rete e della facilità con cui le abbandoniamo per dedicarci ad altro.

Ti assicuro che ti amo alla follia, dal primo momento in cui ci siamo guardati dritti negli occhi e tu avevi la stessa espressione mia quando entro in un locale controvoglia e c’è pure musica di merda.

Non capivi granché di cosa ci facessi lì fuori, lo so, ci siamo passati tutti, e non ne siamo ancora venuti a capo. Ma c’è stato quel momento, quello scambio di sguardi, quel gavettone di magia, quello che avevo vissuto quattro anni e quattro mesi prima e che non credevo sarebbe stato possibile rivivere (INGENUO BABBEO!), ecco, quel momento dà senso a tutto.

Te l’ho mai detto che tua sorella doveva nascere il 18 ed è nata l’11 e tu dovevi nascere l’11 e sei nata il 18? Mille volte, eh? Vabbè.

Comunque dovresti vederla, lei. Non fa che ripetere a tutti che la sua sorellina Nina è bellissssssima, con un sacco di esse. Qualcuno prova a dare saggi consigli sul come comportarsi col primogenito in questi casi, come non farlo ingelosire, come farlo sentire sempre amato. Haha! Quel qualcuno chiaramente non conosce Stella e non ha idea del fatto che ben presto saremo io e la mamma a sentirci trascurati da lei. Sei sua, e non se ne esce.

Ah già, la mamma. La mamma è stata incredibile e per farti vedere la luce è passata sotto a un tir in corsa. Ricordatelo, quando un giorno le risponderai male perché non vuole che torni dopo le undici. Scusa, non volevo suonare troppo paternalista, è che davvero la mamma spacca. Spero si dica ancora “spacca” nel 2030, altrimenti correrò il rischio di suonare come quelli che oggi dicono “mitico”.

Al momento so ancora pochissimo, su di te. So che se stai frignando e ti mettono col culetto sull’acqua corrente ti rilassi e smetti di piangere. So che la gente che parla a voce alta ti infastidisce. So che un mio amico (ciao Enrico!) ha portato dei cioccolatini a te e alla mamma ma Stella se li è fregati di nascosto. Ecco, ora sai che ti deve dei gianduiotti.

Ma conto di migliorare, giorno dopo giorno, e scoprire sempre più cose sul tuo conto. Allo stesso tempo spero che tu non ne scopra tante sul mio. Cioè, qualcosa. Il giusto. Non cercare i miei post di inizio anni 2000 su usenet. Ciao!

 

 

 

 

AKA “Pulizia Kontatti!!!!1!!1” (grazie Tobia)

  1. “Non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita affinché tu lo possa dire”, ma se non lo leggo è meglio. Davvero, evviva la libertà, evviva il pensiero indipendente, evviva tutto, ma ho inventato un marchingegno dal nome di provvisorio di Cheduecoglionometro ™ e quando comincia a suonare all’impazzata capisco che è giunto il momento di salutarci.
  2. “Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita”, e ci siamo ritrovati in un momento molto strano su facebook. Quando la davo via facilmente. L’amicizia. “Ehi guarda, quello l’ho visto una volta a una festa in un angolo! Diventiamo amici!”.”E quello era un mio compagno di scuola! Ci stavamo sui coglioni ma non importa! Diventiamo amici!”. Zero interazioni in nove anni. So tutto della sua vita e lui probabilmente sa tutto della mia, ma non ho mai avuto niente da dire a lui e lui non ha mai avuto niente da dire a me. Perché insistere?
  3. Oggi è il suo compleanno. Non ho voglia di fargli gli auguri. Non glieli faccio. Ma non per cattiveria, eh. E non mi considero una brutta persona per questo. Se non ci sentiamo mai, perché devo fargli gli auguri? Se lui li fa a me, mi sento a disagio. E’ come se il tizio del punto due mi dicesse “ehi, ciao. Sono sempre qui. Compari sempre nella mia timeline. Te lo ricordo. Una volta all’anno. Stammi bene. Eh eh eh eh.”. Insomma, la regola che propongo a me e a tutti voi è: cancellate dagli amici quelli a cui non volete fare gli auguri e quelli da cui non li volete ricevere. A meno che non pensiate di poterli sfruttare, prima o poi.
  4. “Ehilà! Amicone one one! Come butta fratello? Ti ricordi di quella volta che abbiamo giocato a calcetto insieme nel 2004? Quelli sì che erano dei gran bei tempi. Come eravamo giovani. Avevamo il mondo ai nostri piedi. Potevamo diventare qualsiasi cosa! Io ad esempio sono diventato assicuratore e volevo chiederti se hai mai pensato a cosa succederebbe se ti cadesse un albero in testa e rimanessi paralizzato: ecco, ho la polizza che f..”. “Rimuovi”.
  5. Mi piace avere la timeline colorata. Mi piace veramente. Un bellissimo collage di video, pensieri, emozioni, gag, battute, foto buffe con citazioni profonde. Foto buffe con citazioni profonde. Foto buffe con citazioni profonde. L’equivalente moderno di “nei libri guardo le figure”. Lo so che le bacheche dei cinquantenni (non dico quarantenni perché sono pericolosamente vicino al traguardo) sono ormai un vero e proprio meme, ma non voglio esserne complice. Non voglio contribuire alla diffusione di topolini con la testa enorme che citano Neruda circondati da stelline. Addio.
  6. “Hai visto cos’ha scritto Ciccio?”. Uhm, no. Non credevo neanche che Ciccio fosse ancora su facebook. Non credevo neanche che Ciccio postasse ancora. Sono anni che non lo leggo! “No guarda, scrive ogni giorno”. Dai, ci sarà un errore. Non ce l’avrà avuta specificamente con me. No? Non avrà voluto escludere me. Magari ha impostato una lista di persone che possono leggere i suoi aggiornamenti e si è dimenticato di aggiungermi. Eh? EH? No. Non posso accettare l’affronto. Questo lo pone a uno status superiore al mio. Devo fare qualcosa. Devo ribaltare lo status. LO CANCELLO DAGLI AMICI. Non importa se lo stimo. Non importa se mi piace come persona. Non importa se dal vivo ridiamo e scherziamo. Ora dovrà essere lui a chiedersi cos’ha fatto di male. SCACCO.
  7. “Mavaffanculo”. A volte succede, anche nelle migliori famiglie, anche nelle migliori amicizie. A volte qualcuno la spara talmente grossa che ti si gonfia la vena e via, boom, in un battibaleno la vostra lunga amicizia virtuale termina. “Eppure fino a ieri andava tutto bene. Non dava alcun segno di insofferenza. Salutava sempre”.
  8. La gag. Lei/lui vi piace. Volete farvi notare. La/lo cancellate per scherzo, in attesa di una reazione che aggiungerà pepe al vostro eccitante flirt. “Ehehehehe sciocchino” “Eheheheheheh scemetta” “Ehhehehehehe” “Eheheheheheh”. Le matte risate quando l’altra persona poi non vi ricontatta più e costringe voi a riproporre l’amicizia. Da quel momento lei/lui avrà il coltello dalla parte del manico. PER SEMPRE.
  9. Niente di personale. Eri la fidanzata/migliore amica della fidanzata/sorella della fidanzata del mio amico. Lo so, è brutto, ma vi siete lasciati e stiamo facendo le squadre. Ho passato dei momenti meravigliosi con te, ma non posso più essere tuo amico. E’ come andare in curva dell’Inter con la maglia di Ronaldo del 2010. Quella del Milan. Tante care cose.
  10. L’amicizia è a un punto morto. Lui/lei è cambiato/a. Una volta scherzavate, vi commentavate ogni cazzata, andavate in vacanza insieme, era sempre una delle prime persone a cui scrivevi quando ti frullava qualcosa per la testa, quando dovevi depositare un segreto, quando dovevi sparare una cazzata. Era un rifugio sicuro. Ma adesso non più. Le sue risposte sono fredde. Qualcosa si è rotto. Tra persone adulte, una prende il telefono e chiama l’altra, come va, come non va, come stai, ci siamo un po’ persi, che succede. Ma voi no. Voi siete su facebook e fate parte di una generazione che risolve i problemi in modo passivo/aggressivo. Ti cancello dagli amici, ma non è per sempre. Ti sto lanciando un messaggio. Un grido disperato. Sappi che lo faccio perché tengo a te. Se non me ne fregasse un cazzo, semplicemente ti inserirei nel limbo di quelli che non seguo più. E credimi, non vuoi entrare in quel posto. Non lo vuoi scoprire. Non vuoi vedere chi o cosa c’è dentro. E’ terribile.

Disagio a raffica

marzo 14, 2017

“Ehi, è un po’ che non aggiorni il blog”

Sì lo so. Se me lo dicono per tre volte compare in automatico il post-spiegone sul perché non aggiorno il blog. Ma in fondo il non aggiornare il blog non è un po’ esso stesso il blog?

La verità è che qualsiasi argomento possa avere viene schiacciato dal peso del DISAGIO. Sì, sono vittima del DISAGIO. Sono successe cose che mi hanno fatto provare DISAGIO. Quando la gente mi delude io provo DISAGIO. E quando queste delusioni arrivano a raffica io provo DISAGIO A RAFFICA.

E quando provo DISAGIO A RAFFICA riesco a uscirne solamente mettendomi a fare/pensare/ideare cose nuove. Ma quando questo processo si ferma, perché tra il pensare e il fare c’è sempre un abisso nel quale io da oltre 36 anni ho un piccolo attico arredato dove trascorro i weekend e i ponti e all’interno del quale mi trovo perfettamente a mio agio, arriva di nuovo IL DISAGIO. Idea bellissima – attico nell’abisso – morte dell’idea. Arriverà il giorno in cui questo deleterio processo terminerà! Ho un’idea per fermarlo! E via di loop.

Non starò qui a fare l’elenco delle fonti di DISAGIO, ma volevo dire a quelli che da un mese devono ripararmi la macchina, che aspettano un pezzo che non arriva, che non si sa perché non arrivi, che il fornitore dice di aver mandato tutto, e niente ti devi tenere ancora per un po’ l’auto sostitutiva dove il tuo metro e novanta si incastra a malapena, che grazie a loro e al DISAGIO che mi hanno provocato ho aggiornato il blog dopo tre mesi, e insomma HEY, la vostra esistenza non è completamente inutile. Sorridete!

Mi sembra opportuno concludere un post pesante sul DISAGIO con una gif animata buffa. Ecco un cavallo con dei guanti gialli sulle orecchie.

Che bello Rogue One

dicembre 15, 2016

Vi avviso che qui dentro ci sono spoiler.

Un sacco di spoiler.

Non cose tipo “il cattivo col casco nero alla fine del film non muore” o “riescono a rubare i piani della Morte Nera”, spoiler veri e dolorosi per chi non avesse ancora visto il film.

D’accordo? Poi non lamentatevi.

 

Non sarà una vera e propria recensione, ma voglio limitarmi a elencare tutte le figate del film. C’è anche qualcosa che non funziona? Magari sì, ma alla fine scompare di fronte al resto.

Dunque dicevamo. Figate:

  •  La mancanza dei titoli di testa è un taglio netto col passato, graditissimo. I titoli raccontano la saga, questo è uno spin-off
  • Il casting è perfetto, l’unico che ci ha messo un po’ a convincermi è Cassian ma alla fine anche lui emerge.
  • Ecco, magari avrei voluto un po’ più Forest Whitaker
  • K2, a metà strada tra C-3PO, Marvin di Guida Galattica e il T-800 di Terminator, entra di prepotenza nella gara per il miglior droide di Star Wars. Curioso di vederlo in lingua originale.
  • Chirrut, l’orientale cieco AUTODIDATTA della forza, incapace di usarla ma tutt’uno con essa, è un personaggio geniale
  • Felicity Jones ❤
  • La quantità di chicche, easter-egg e citazioni per veri fan è infinita. Durante la visione ne avrò scovate una ventina, e chissà quante me ne saranno sfuggite.
  • A metà film, fine primo tempo, cerco su google notizie su chi è quell’attore IDENTICO a Peter Cushing che hanno trovato per interpretare Tarkin. Scopro che è LA VERSIONE DIGITALE DELL’ATTORE e mi cade la mascella a terra. Incredibile come sono stati in grado di renderlo. E beh, stesso discorso anche per la sorpresa finale. Dove può arrivare il cinema, se gli attori del passato possono essere riprodotti in modo tanto fedele? Non oso immaginare.
  • Vedere una storia di ribelli in città dall’aria mediorientale (Jedha!) che lottano per non essere spazzati via da un impero totalmente slegato dal popolo e privo di umanità riporta alla mente fatti di cronaca e attualità molto precisi. Che brividi.
  • Darth Vader. Non serve che aggiunga altro.
  • Gli imperiali sono freddi, spietati, privi di anima, e non danno peso alla ribellione, perché non può, dal loro punto di vista, rivelarsi una minaccia seria. La ribellione stessa è talmente traballante che nella riunione finale c’è gente che esclama “la ribellione è finita”, o qualcosa di simile. L’Impero viene colto completamente di sorpresa. Come può una macchina da guerra perfetta in totale controllo sulla galassia, dopotutto, temere un gruppo di sfigati?
  • Perché è questo che sono. I ribelli sono un gruppo di sfigati. Reietti, disadattati, sporchi, grezzi, asociali, scalcinati. Riassumendo, non sono mai stati carismatici come in Rogue One. Altro che il biondino pettinato di Tatooine.
  • Veniamo alla ciccia: per tre quarti il film si assesta su buoni livelli ma senza particolari picchi. Da quando arrivano sulla base imperiale in poi è forse uno dei momenti più alti di sempre di Star Wars, credo secondo soltanto al finale de L’Impero Colpisce Ancora. Mezz’ora in cui ti accorgi, piano piano, che quella gente si è imbarcata in una missione suicida. Vederli cadere uno alla volta ti stringe il cuore, e la scena finale tra Jyn e Cassian è tremenda.
  • Trovo grandiosa la scelta della spiaggia come avamposto imperiale. Dopotutto se sei in controllo di tutto l’universo perché devi piazzarti su un pianeta buio e piovoso, quando puoi piantare le tende alle Maldive? Approvo!
  • La battaglia spaziale è semplicemente DA URLO, ci sono immagini indimenticabili
  • Vengono tappati una serie di “buchi” storici di Star Wars, dalla facilità con cui esplode la prima Morte Nera al ruolo di Obi-Wan per la ribellione.
  • Il film termina ESATTAMENTE dove inizia A New Hope, o comunque pochi minuti prima. Questa è una genialata che mi ha fatto saltare sulla sedia.
  • Applausi in sala alla fine. Ho già voglia di tornare a vederlo.
  • In definitiva, se questo è quanto sono in grado di produrre con in mano l’universo di Star Wars ma senza la pressione di dover portare avanti la storia principale… ne voglio ancora. E ancora. E ancora.

Dopo aver appurato che Charlie Brooker e gli autori di Black Mirror sono assidui lettori di Pardemazio Scatenone (si veda questo post e lo si metta a confronto col primo episodio della terza stagione della nota serie) ho pensato di continuare la mia opera pro bono e di regalare loro cinque nuovi scenari distopici da tramutare in inquietanti puntate autoconclusive:

  • Lui è un popolarissimo youtuber ma ogni giorno scompare puntualmente nel nulla senza dire niente a nessuno. Si scoprirà che alle 19 è pronto a tavola e scende giù.
  • Una ragazza fissa per giorni, settimane, mesi, anni una gif animata nella speranza che a un certo punto succeda qualcosa di nuovo. Non succede. Muore.
  • Videogioco calcistico diventa talmente credibile da proporre campionati che fanno concorrenza a quelli reali. La gente si stufa di guardare il calcio vero e proprio e inizia a seguire le partite con giocatori del passato mescolati tra di loro. Nessuno fa più sport. Finale malinconico con Messi ripreso al campetto sotto casa mentre fatica a trovare il decimo per il calcetto.
  • Un appassionante viaggio nel mondo delle bufale online ci porta a scoprire che tutte le bufale online partono dalla deviata mente di un unico individuo. Ma era tutta una bufala.
  • Netflix e la realtà aumentata: finalmente sarà possibile diventare protagonisti del proprio show preferito comodamente seduti sul divano di casa. Finisce in tragedia, però, quando una famiglia gallese rimane intrappolata a Teletubbielandia.

Appuntamento al 2020, quando almeno una di queste storie sarà diventata un episodio di culto. A presto!

 

 

 

 

PAZZESCO.

Avete sentito che

 

(lo Stato/ l’ISIS/ gli USA/ Renzie/ un ministro/ un governo/ Erdogan/ un fumettista/ un medico/ un prete/ un giudice/ un calciatore/ una del Grande Fratello/ Obama/ Trump/ Hillary/ la Merkel/ gli ultras/ Putin/ la polizia/ gli immigrati/ la Apple/ Facebook/ i gay/ il Papa/ Pokemon Go/ Salvini/ il sindaco leghista di una città/ il sindago grillino di una città/ il sindaco piddino di una città/ Grillo/ Vendola/ un ex wrestler/ il paese ospitante di un grande evento sportivo/ i Marò/ Vasco Rossi/ McDonalds/ una vegana/ un complottista/ un giovane multimilionario/ Sara Tommasi)

 

ha/hanno appena

 

(ucciso una persona/ ucciso molte persone/ lanciato un’iniziativa/ lanciato una campagna pubblicitaria/ fatto qualcosa che non va/ pubblicato qualcosa di offensivo/ insultato/ pianto a un funerale/ non pianto a un funerale/ presenziato a un evento/ non presenziato a un evento/ approvato una legge/ minacciato ritorsioni/ dichiarato guerra/ mostrato le tette/ lanciato qualcosa di cancerogeno/ deviato le menti degli adolescenti/ inciso una canzone/ assistito impotente a una catastrofe naturale/ cercato pubblicità/ insultato una minoranza/ insultato una divinità/ pubblicato un libro/ proibito qualcosa)

 

???!?!?!?!?!?!?!?

 

Penso che di fronte a qualcosa del genere l’unica cosa da fare sia

 

(emigrare/ rimanere in silenzio/ andare in guerra/ chiudere i social network/ andare a figa/ ricordarsi che la vita è breve/ ignorare e far finta di niente/ leggere un bel libro/ trombare/ insultare quelli che non la pensano come me/ mostrarsi superiori spiegando a tutti come dovrebbero pensarla/ ubriacarsi/ convertirsi/ aiutarli a casa loro/ quotare un post di Mentana/ quotare una frase del Dalai Lama/ ostentare indifferenza/ postare qualcosa di ironico/ la rivoluzione!/ dormire)