Il signor Momentè

Novembre 20, 2009

Il signor Momentè è un nostro cliente.

Il signor Momentè è un po’ anziano, di quell’anziano a metà strada tra “ehi, si mantiene ancora bene” e “sto qui è rincoglionito forte”.

Il signor Momentè adora parlare. Quando ti telefona, deve parlare solo lui. Una volta l’ho lasciato parlare 2-3 minuti in viva voce mentre continuavo a farmi i cazzi miei su Twitter.

Il signor Momentè, però, a volte ti tende i tranelli per vedere se lo segui. Ti piazza la domandina a tradimento al minuto 1.45 del suo monologo e se non rispondi correttamente il signor Momentè si incazza.

Il signor Momentè è irritante, perchè magari ogni tanto anche tu vuoi dirgli qualcosa, qualcosa che magari snellirebbe la conversazione e risolverebbe il problema in un batter d’occhio MA NO, il signor Momentè SI INDIGNA se tenti di mettergli i bastoni tra le ruote, e allora alza la voce e ti dice PETA CHE FINISSO!, che in veneziano vuol dire ™ “attendi cortesemente che termini di esporti il mio punto di vista, in attesa di conoscere il tuo”.

Il signor Momentè ti tiene al telefono per mezz’ora, quando ti va bene. E in quella mezz’ora non concludi niente che non concluderesti con un fax o una mail di poche righe.

Per questi e per altri motivi, il signor Momentè genera terrore in ufficio.

Ma non solo in ufficio.

Stanotte ho sognato che il signor Momentè era il motivo per cui l’ADSL di casa mia andava di merda. Praticamente quando è venuto il tecnico a controllare quale fosse il problema ha trovato il signor Momentè seduto sopra ai cavi.

L’ho sempre detto che c’era qualcosa di sinistro nel signor Momentè.

La scoperta della felicità

Novembre 19, 2009

L’esplosione di Facebook è stata vista da alcuni come l’evento socio-mediatico del millennio e da altri come la venuta in Terra dell’anticristo. Come sempre la verità sta nel mezzo, e gli estremismi li lasciamo a ragazzini in cerca di una loro identità. Il discorso è un altro.

Un aspetto sempre molto sottovalutato di facebook e di come abbia permesso alla gente di ricucire rapporti con gente apparentemente destinata a rimanere sepolta nei cassetti della memoria è che ha messo a confronto due categorie di persone lontane anni luce tra di loro.

Chi sa usare la rete e chi no.

La differenza tra chi da anni frequenta forum, chat, newsgroup, blog, community e via dicendo e chi muove i suoi primissimi passi nella rete “attiva” è abissale.

Sembra di essere in montagna durante le feste: da una parte i neofiti dello sci, con le gambe traballanti mentre tentano di stare in equilibrio, comicamente goffi nel seguire a spazzaneve l’istruttore, in fila indiana come paperelle dietro a mamma papera. Dall’altra parte i bulli che sfrecciano accanto a loro a 100 km/h e ripensano con un filo di malinconia a quando anche loro non erano in grado di fare due metri senza cadere.

La situazione su facebook è identica. C’è gente per cui ogni nuova pagina, ogni nuovo tasto rappresentano la conquista di un qualcosa di meraviglioso. Guardano tutto con gli occhi ingenui e pieni di speranza di un bambino, anche i dettagli più insignificanti rappresentano una scoperta unica da raccontare agli amici e poco importa che accanto a loro ci siano cento persone che sanno già tutto e che non si stupiscono più di niente, per loro è tutto stupendo.

Ma perchè questo discorso, vi chiederete. Perchè ieri, origliando durante la pausa caffè al corso, ho sentito una persona dire ad un’altra “devi vedere che figata la chat di facebook”.

Devi vedere. Che figata. La chat. Di FACEBOOK.

La chat di Facebook. La peggior chat dai tempi di quelle che implementavi nel tuo sito di Geocities (pace all’anima sua). Eppure anche per noi, all’epoca, quella era la miglior chat del mondo. Quell’istante di ingenuo entusiasmo mi ha fatto tornare in mente quando anche per me era tutto nuovo e splendente. Quando mettere la scritta “LAVORI IN CORSO” col simbolino giallo sul mio sitarello sfigato era un’impresa da raccontare a cena ai miei genitori.

E ve lo siete perso per tutti questi anni. Mentre voi al liceo buttavate il vostro tempo uscendo tutte le sere e limonando con le amiche, io già mi godevo questo spettacolo.

Poveretti.

Il corso infinito.

Novembre 18, 2009

A metà settembre ho iniziato il corso per RLS. Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sul lavoro. In pratica non cambierà un cazzo, in teoria dovrei controllare che tutto sia a norma in ditta e menate varie, ma c’è chi lo fa da anni senza nessun titolo, quindi io mi limiterò a fare il simpatico e ad andare dai colleghi dicendo loro cose tipo “stai mantenendo una postura errata dinanzi allo schermo”.

Essendo io stato molto malato per un mese (ho preso la broncopolmonite suina) mi sono perso la lezione finale e sto recuperando in questi giorni. Quattro ore stamattina e quattro ore mercoledì prossimo.

Il corso alterna momenti interessanti (tipo la pausa caffè) ad altri mortalmente noiosi (tipo quando mi si scarica l’iPhone). Nonostante io sia tendenzialmente orso, riesco sempre a diventare popolarissimo nel giro di pochi istanti e a farmi un sacco di nuovi amici. Nel corso delle settimane ho stretto amicizie usa e getta con le seguenti persone:

- Figlia di Oprah Winfrey.

- Culo portaerei, ma legge il mio stesso libro.

- Uomo salopette.

- Tizia moldava.

- Rossana Casale.

- Tizio pelato che ci prova con Rossana Casale.

- Danny De Vito.

- Quentin Tarantino.

Le new entry del giorno sono.

- Lionel Messi femmina.

- Vecchia.

- Uomo rettangolare.

- Roberto Baggio obeso e col mio stesso maglione H&M.

- Nicole Kidman brutta.

Se avete fatto il corso per RLS e vi riconoscete in uno dei profili, sappiate che Tizio di questo trailer più alto e senza orecchie a sventola vi saluta un casino.

 

 

Ma la cosa strana è che l’ambulatorio, una volta, era casa mia. O meglio, casa della nonna, ma ci ho abitato per un anno finchè ci costruivano la casa ufficiale, quindi anche casa mia.

Quella casa, anzi, quell’intero condominio oggi non c’è più. Al suo posto Pavanello, anzi, Pavaneo, analisi mediche dal 1820. O giù di lì, so che c’è sempre stato, e ogni volta che avevo qualcosa dovevo andare “da Pavaneo” a farmi visitare. E insomma no, da piccolo avevo il terrore di Pavaneo perchè aveva un odore strano e perchè un giorno mi avevano fatto male prelevandomi il sangue.

Da lì il mio terrore per i prelievi di sangue.

Oggi Pavaneo è una sorta di Megapavaneo, dato che ha conquistato casa di mia nonna e l’ha trasformata in una sala d’attesa, tre stanze d’ambulatorio e due toilette. Mi ha fatto uno strano effetto essere visitato nell’esatto posto in cui, quando ero un poppante, mia nonna mi cambiava il pannolino dopo aver fatto la popo’ (allora non ancora promossa a cacca).

Anzi no, non mi ha fatto nessuno strano effetto, ma è simpatico da dire.

Poi c’era il terrazzone, meglio noto come “poggiòeo”, che è dove andavo a giocare e dove in occasione della memorabile nevicata del 1985 ho fatto un pupazzo fighissimo, prendendomi parole da mia nonna perchè avevo messo la carota in basso per rappresentare il pistolino. Ero già un burlone.

Comunque la visita tutto bene, grazie.

Se avessimo la coda

Novembre 16, 2009

Il mondo sarebbe un posto migliore.

Questo signor Dio dev’essere un personaggio davvero sadico, per decidere di privare l’uomo della coda. La coda avrebbe evitato all’uomo anni e anni di guerre e violenza, ma soprattutto avrebbe reso molto più semplici ed immediati i rapporti con le donne.

Pensate. Verrebbe completamente eliminato il figadilegnismo dalla faccia della Terra. Le donne non potrebbero più tirarsela, venendo tradite in continuazione dal movimento della propria coda. Hai poco da fare la sostenuta, se comincia ad agitarsi furiosamente.

Inoltre, l’uomo timido avrebbe finalmente vita facile. Niente più goffi tentativi di approccio, niente più “dove ti ho già vista?”, niente più “posso offrirti da bere?“, niente più “hai da accendere?“. Una scodinzolata e via. “Oooh, ma com’è dolce. Diamogliela”.

Certo, non mancherebbero le situazioni imbarazzanti (“ti piace QUELLA? You sick pervert!“) ma niente che non possa essere risolto ubriacandosi.

Per non parlare dei politici! Ora, pensate tutti ad un politico a caso. Sì, proprio quello. Immaginatevelo di fronte ad una domanda scomoda. Una risposta a coda alta sarebbe sufficiente per dimostrare che ha ragione lui ed è convinto di quello che dice. Ma se la coda finisse in mezzo alle gambe, la maschera cadrebbe senza possibilità di replica.

La teoria finale, dunque, è che se non abbiamo la coda è colpa di Berlusconi.

I nervi

Novembre 13, 2009

I miei nervi sono estremamente sensibili.

Basta un leggerissimo spostamento d’aria che subito mi si intorcolano, cominciano a vibrare e ad emettere elettricità. Non a caso sono veneto. Un veneto non nervoso è più o meno come un nero col ciccio piccolo, e anche per oggi il nostro luogo comune razziale è archiviato.

Ma ci sono delle cose che più di altre scatenano una mia reazione spropositata, violenta e assolutamente non necessaria.

Per esempio le conferenze stampa di Marcello Lippi.

O chi supera con la linea continua a 160 all’ora nelle strade provinciali rischiando un frontale.

O la mia connessione casalinga. Approfitto per comunicare al mondo che Infostrada con me ha chiuso per sempre e passo a Fastweb.

O chi scrive con le K.

O il mio vicino del piano di sopra. Sì, quello del cancelletto. Oggi è successa una cosa terribile: stavo uscendo di casa e ho aperto il portone PER ME. Quando apri il portone si apre automaticamente anche il cancello. E in quel momento stava entrando lui, che avrà pensato che l’ho fatto per scusarmi implicitamente della scortesia dell’altro giorno. NOOOOOOOOOOOO!!!! Tutto da rifare.

Volume due.

Ma come fanno i medici a capire le rispettive calligrafie? C’è un esame apposito per insegnare loro a scrivere in un corsivo incomprensibile e microscopico volto a far sì che i pazienti non capiscano cosa c’è scritto?

Ma i gruppi che fanno un disco brutto, ma brutto brutto, si rendono conto di aver fatto un disco brutto? Del tipo “eh oh, è venuta fuori sta merda, ma mica ho voglia di rimettermi da capo a scrivere e registrare altre 10 canzoni. Facciamo che il prossimo sarà fighissimo e via”.

Ma Cristian De Sica non si vergogna neanche un po’? In generale, dico.

Ma perchè c’è gente al cinema che deve ripetere a voce alta tutto quello che passa sullo schermo? Qualsiasi nome, qualsiasi scritta. Se poi è vagamente buffo ridono, e a me scatta la violenza.

Alla domanda “ma i musulmani mangiano carne di cinghiale?” non ha saputo rispondere nessuno, comunque.

Giocare online.

Novembre 12, 2009

Di base sono un ex timido. L’ex timido è il timido che ha imparato due-tre trucchi base per sopravvivere e, col tempo, ha affinato la tecnica, al punto che quando dici a qualcuno (ma soprattutto a qualcuna, perchè il sensibilone tira un sacco) che sotto sotto sei timido, lui o soprattutto lei ti risponderà “ma no, ma va, tu? non ci credo” e invece è proprio così.

Dovuta premessa per introdurre l’argomento odierno: il gioco online. E cosa c’entrerà mai la timidezza col giocare online. C’entra, c’entra.

Innanzitutto, si parla di gioco online con cuffie e microfono, ovvero questa roba qui, che a casa genera sempre un sacco di ilarità quando tua morosa non capisce se stai parlando con lei o coi tuoi nemici. “Vaffanculo ti odio ti ammazzo ti sbudello!”“Dici a me?”.

E quando dico gioco online, intendo Call of duty 4 – Modern Warfare.  Ieri ho comprato il seguito, Modern Warfare 2, facendo uscire dal lungo letargo la belva furibonda assetata di sangue che ero riuscito a sopire per tanto, troppo tempo. Perchè quando uscì il primo, scoprìi un mondo tutto nuovo, un mondo nel quale potevi morire un sacco di volte ma dove ogni morte faceva un male cane, perchè alla fine le statistiche non mentivano. I primi tempi, quando dopo ogni testa fatta saltare per aria esultavo come Tardelli ai mondiali dell’82, i miei risultati finali erano a dir poco imbarazzanti. Qualcosa tipo due uccisioni e venti morti, un rapporto 1:10 che non ammetteva repliche.

Hai poco da spiegare agli altri che sei nuovo, stai imparando, non conosci le mappe, la tua connessione fa cagare e via discorrendo. I nemici si facevano sempre e comunque beffe di te, commentando le tue statistiche con sarcasmo e trattandoti come si trattava l’amico scarso a calcio che tutti sceglievano per ultimo ai giardini quando si faceva la conta (cioè Fabio. Ciao Fabio!).

E qui scatta la timidezza. Perchè nonostante dall’altra parte dello schermo il più delle volte ci fossero marmocchi insignificanti con la voce stridula, bimbiminkia della peggio specie, bestiacce brufolose che di persona avrebbero rispettato e temuto il tuo quintale di potenza, nel gioco non avevi argomenti. Se perdi, perdi. Se il bimbominkia ti sfotte, ha ragione.

E dunque io zitto, come un agnellino, me ne stavo in un angolo col microfono spento ad incassare i meritati insulti e a sognare quel giorno in cui sarei stato io a fare la voce grossa e a sfottere i miei avversari incapaci.

E quel giorno, infine, arrivò. Complice l’incontro con alcuni giocatori italiani simpatici e spiritosi, alcuni dei quali padri di famiglia coi figli che volevano giocare ma venivano chiusi in camera perchè “adesso gioca papà” o mariti che giocavano di nascosto mentre la moglie usciva con l’amante, riuscii a sconfiggere (nuovamente) la timidezza e mi lanciai a testa alta, microfono aperto e mitraglietta in mano, a fare il bullo con i bimbiminkia di tutto il mondo. Oooh, sorry kiddo, I just blew your fucking head off!

Poi però, dopo mesi e mesi di gioco ininterrotto, lo misi da parte, perchè come tutte le cose fighissime dopo un po’ stufa. Ieri, dopo un anno e mezzo abbondante, ho fatto il mio ritorno sulle scene, arrugginito come una merda e coi riflessi di mia nonna mentre dorme.

Per ora il microfono resta spento.

 

A grande richiesta (di chi?) vede la luce una mia personale graduatoria che finora era rimasta confinata in un forum (per la precisione, questo).

Premessa d’obbligo: alcuni serial considerati di culto e presenti in quasi tutte le classifiche di questo tipo non li ho ancora visti. Uno su tutti, i Sopranos. Sono lì, pronti, pazientemente scaricati collezionati, aspetto solo che le giornate inizino a durate 48 ore (Silvio, non si può fare niente al riguardo?) e poi me li pappo.

Inutile aggiungere, poi, che se non volete essere spoilerati meglio saltare a più pari la lettura delle descrizioni degli episodi.

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